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Samuele Bike Gola Del Furlo

10 domande a: Dott. Samuele Valentini Biologo nutrizionista

1. Prima del nutrizionismo, puoi raccontarci del tuo passato da atleta?

Sono stato sportivo da multidisciplina sin da piccolo. Già alle elementari ero nelle giovanili del pedale riminese, vincendo diverse gare di categoria. Alla bicicletta affiancavo il gioco del calcio, lo sci invernale, il nuoto in piscina.

Dalle scuole medie in poi, grazie anche agli amici, ho prediletto il calcio rispetto agli altri, giocando nel ruolo di ala destra presso società della zona, e vincendo per diversi anni i campionati provinciali. Grazie alle abilità tecniche e fisiche, ho iniziato nel campionato nazionale del San Marino Calcio, prima Juniores e poi Beretti (attuale primavera), per transitare quindi alla Beretti del Santarcangelo, che era alla guida dell’allenatore Antonioli. Ci allenavamo tutti i giorni per più ore al giorno, oltre alle lunghe trasferte del weekend, che riguardavano tutto il territorio nazionale.

Da quel momento, nel 2012, all’età di 18 anni, sono finito col fare triathlon, fino ad arrivare ad oggi, dove mi tengo in forma perlopiù con il ciclismo.

2. Come e quando hai scoperto il triathlon?

Più che una scoperta è stata una riscoperta, essendo dedito già da piccolo al multisport. Nel 2012, dopo aver perso un anno di superiori, prossimo al diploma del liceo Scientifico, decisi di interrompere con la pratica del calcio. Per il giocatore della Beretti si profilavano due percorsi: iniziare in Prima Squadra, in serie C, oppure proseguire in prestito in campionati di livello inferiore, quali eccellenza/promozione. Essendo indirizzato alla seconda scelta, decisi di dedicarmi al percorso universitario e riprendere gli sport di resistenza che facevo da bambino. Avevo voglia di sentire la fatica delle gare individuali e tornare a provare quelle emozioni.

Nel 2012 chiamai Romina Ridolfi del TD Rimini perché volevo provare un nuovo sport, noto per la fatica: il triathlon. Ne avevo sentito parlare in tv con Lance Amstrong, al tempo mio idolo, che l’aveva praticato prima di darsi al ciclismo su strada. In più un compagno di allenamento del corso in piscina mi disse di aver provato una gara e di averlo trovato entusiasmante.

Da quel momento iniziai cinque anni consecutivi di nuoto-bici-corsa a livello agonistico e relative competizioni, tra vittorie di categoria e buoni piazzamenti assoluti.

3. Cosa hai potuto apprendere dalla vita di grande sportivo?

Con il calcio soprattutto lo spirito di gruppo, come l’avere obiettivi comuni, il sostenersi a vicenda, la forza del team, l’amicizia. Con gli sport di resistenza invece direi la disciplina, la caparbietà, la costanza e pazienza, la sofferenza per la fatica, qualità molto importanti oggi. Ti permettono di affrontare la vita di tutti i giorni con una marcia in più.

4. Qual è il tuo background e percorso formativo per diventare biologo nutrizionista?

Sin dal Liceo Scientifico mi interessavo di corretta alimentazione e stili di vita: avevo già in mente di seguire un certo percorso accademico. Mi orientai sul percorso universitario 3+2 e sulla figura del biologo nutrizionista, anziché del corso triennale di dietistica, perché volevo prescrivere e firmare diete in piena autonomia.

Decisi dunque di iscrivermi alla laurea in Scienze Biologiche all’Università di Urbino, scegliendo il curriculum sanitario.

Fui tra i primi a laurearmi del mio corso, col massimo dei voti: tre giorni dopo ero già a Milano a iniziare la laurea magistrale in Biologia applicata alle Scienze della Nutrizione, dell’Università Statale di Milano. Il test di ammissione fu parecchio selettivo, ma grazie alla dedizione allo studio dei primi tre anni in Biologia, feci un alto punteggio e riuscii ad entrare. Lo stesso valse per l’ottenimento del posto al reparto di Endocrinologia del Policlinico San Donato per il tirocinio annuale.

Quell’anno fu il più formativo in assoluto, visto che giornalmente venivo a contatto con pazienti afferenti a quel reparto, ed elaboravo per loro piani alimentari personalizzati. L’esperienza si arricchì con la conduzione di un studio clinico sperimentale, la stimolazione magnetica transcranica nell’obesità, quale terapia innovativa per il trattamento della condizione.

Mi laurei col massimo dei voti in pieno lockdown, per via telematica, con una tesi che indagava le relazioni tra alcuni parametri della tiroide e lo stato nutrizionale di più di 300 pazienti del Policlinico. Dopo qualche mese superai l’esame di Stato, che decisi di fare sempre all’Università di Milano, anche in quel caso per via telematica.

5. Attualmente eserciti la professione?

Sì, ad oggi prescrivo diete personalizzate in autonomia, in base agli obiettivi di chiunque decida di iniziare un percorso nutrizionale. Sono attivo in più di cinque poliambulatori della provincia di Rimini. Bisogna considerare che nella nostra professione l’aggiornamento è cruciale, essendo la scienza nutrizionale in continua evoluzione.

6. Hai condotto una tesi di laurea sui professionisti della triplice. Cosa hai voluto ricercare e quali sono stati i risultati?

La tesi fu quella triennale, condotta presso il centro diagnostico Synlab. Facemmo una valutazione globale dello stato di nutrizione: assetto ematochimico, composizione corporea, bilancio energetico. Indagammo innumerevoli parametri, per scoprire la loro condizione lontano dalle gare.

I risultati evidenziarono che non tutti introducevano abbastanza calorie per quello che consumavano, oltre a non raggiungere adeguati livelli di alcuni nutrienti rispetto alle raccomandazioni. Individuammo poi elevati i parametri di infiammazione, come la creatina chinasi e la PCR. La composizione corporea invece era tipica del triathleta professionista, con una % molto bassa di massa grassa e una struttura degli arti longilinea.

7. A quali sportivi oltre a chi pratica triathlon (nuoto, bici, corsa) ti rivolgi?

Ovviamente ciclisti, podisti, nuotatori e calciatori per il mio trascorso. In ambito sportivo al momento seguo soprattutto podisti che preparano maratone e ultra-maratone, triathleti su tutte le distanze, iron-man comprese, granfondisti di ciclismo. Non solo agonisti, ma anche semplici appassionati che vogliono restare in forma.

La formazione clinica mi permette di avere competenze anche nel campo dell’obesità e sovrappeso, patologie metaboliche, età pediatrica e adolescenza.

8. Quanto è importante la nutrizione in un atleta nello svolgimento della sua attività?

La nutrizione nello sport funge da vero e proprio carburante. E’ come pensare di utilizzare la macchina senza fare rifornimento. Ognuno funziona meglio con un certo carburante, che sta a rappresentare il piano alimentare personalizzato. Molti seguono diete a ridotte calorie e light, senza considerare quanto effettivamente spendono con l’attività motoria.

Altri invece usano l’allenamento come pretesto per mangiare di più. L’equilibrio è la cosa migliore.

Il maggiore fabbisogno dell’agonista rispetto al soggetto mediamente attivo è quello calorico. Il primo obiettivo da assicurare è il bilancio energetico, indipendentemente dal tipo di approccio alimentare che si sceglie per raggiungerlo. Si può poi individualizzare il tipo di nutrizione in base ad una serie di fattori. Oltre alla quantità è poi importante la qualità dell’alimentazione, nonché le proporzioni dei nutrienti della dieta.

9. Recentemente hai affrontato sul tuo blog il tema della vigoressia, cioè quando sport e dieta diventano ossessione. Di cosa si tratta?

Ho voluto porre l’attenzione sul problema legato all’eccesso dell’attenzione a sport e dieta. E’ assolutamente positivo seguire un regime di alimentazione corretta e allenamento, e decidere di farsi seguire per migliorare, ma non lo è farlo eccessivamente. Questo può portare allo sviluppo di comportamenti ossessivo-compulsivi, lo stesso di quello che accade per l’anoressia e altri disturbi del comportamento

10. Abbiamo avviato da qualche mese un percorso insieme per preparare la mia gara su distanza IronMan che svolgerò nella primavera del 2022. Ci puoi raccontare qualche cosa? E poi quanto è importante il confronto con il Coach Francesco Aluigi?

Per il momento stiamo utilizzando una ipercalorica ricca di lipidi “buoni” per il periodo invernale lontano dalle gare, supportata solo da qualche integratore che accelera l’utilizzo dei suddetti a scopo energetico.

A breve subentrerà un periodo fatto di ricariche di carboidrati mirate e strategiche, per sfruttare molto meglio il glicogeno muscolare e la glicemia ematica sempre per la performance. Il confronto con il coach è essenziale, come lo è per qualunque collaborazione tra allenatore e nutrizionista. Ci sentiamo per personalizzare l’alimentazione in base al tipo e carico di allenamento previsto.

Grazie mille per l’intervista! Nel caso qualche atleta volesse mettersi in contatto con te dove ti può trovare?

Email: valentinisamuele06@gmail.com

Telefono/Whatsapp: +39 333 888 24 17

Sito web: www.samuelevalentini.it

Facebook: Samuele Valentini Nutrizionista

Instagram: @sv.nutrizionista

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