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Nicholas Run Borgo Egnazia

Affrontare un triathlon mezza distanza completamente a digiuno

Che il 2020 sia stato, ed è tutt’ora, un anno davvero particolare che ha stravolto le abitudini e vite di tutti quanti (purtroppo in alcuni casi per sempre) non c’è dubbio! Anche a livello sportivo il 2020 è stato un anno di estrema confusione: gare cancellate o spostate, programmazione della stagione che si è andata a fare benedire, così come la pazienza di tutti quegli allenatori che hanno dovuto rivedere di settimana in settimana gli obiettivi dei loro atleti, soprattutto amatori, presi dalla smania di dover per forza partecipare ad una gara qualsiasi. Premetto che inizialmente anche io ero stato uno di questi, ma dopo qualche settimana mi sono messo il cuore in pace e mi sono detto che avrei rimandato i miei obiettivi al 2021.. Però bisogna cercare di tirare fuori da qualsiasi situazione qualcosa di positivo e reagire, d’altronde siamo triathleti, altrimenti a questo sport avremmo preferito i confort di divano e tv!

Per me, questa ricerca e sviluppo, si è concentrata sul provare cose nuove, andando magari a volte anche controcorrente a quella che è la linea di pensiero della letteratura sportiva tradizionale e della maggior parte delle persone, sportive e non. Da tempo ero alla ricerca di una strategia alimentare e di gara che sarebbe stata per me ideale, e negli anni passati ho affrontato allenamenti e competizioni seguendo una strategia alimentare classica a livello energetico, con un forte focus sui carboidrati. Ho ottenuto importanti miglioramenti a livelli di performance che sono derivati però non solo dall’aspetto alimentare, ma anche dagli allenamenti ed input che mi ha dato il mio allenatore Francesco di Aluigi Triathlon Program e dalla mia costanza e dedizione nel seguire il tutto. Ci tengo a sottolinearlo: puoi seguire la strategia alimentare migliore di questo pianeta elaborata dallo scienziato degli scienziati oppure avere la bici ultimo grido a prezzi stellari o le scarpe ultimo modello che ti permettono pure di camminare sulle acque… sì, puoi avere e fare tutto questo, ma senza costanza e dedizione non andrai mai da nessuna parte. Non vale solo per il triathlon o lo sport in generale, ma per tutte le cose!

Proprio con Francesco, il mio Coach, fin dal nostro primo contatto per preparare il mio mezzo IronMan che ho svolto in Nuova Zelanda, i patti erano stati chiari: “ti preparerò per affrontare questo tuo primo mezzo in modo da goderti tutto il percorso che ti porterà alla gara, tagliando il traguardo sentendoti felice e soprattutto senza aver contratto infortuni di nessun tipo. Poi, se vedi che il giochino ti prende ed appassiona, se vuoi io sono qui. Ma ti dico già che solo per costruire un fisico con delle basi solide per affrontare la lunga distanza ci vogliono almeno tre anni. Tre anni di dedizione e pazienza.”

Detto, fatto: 3 anni dopo eccomi qui a scrivere questo articolo. La fiducia e soprattutto il pensare a lungo termine con il proprio allenatore sono fondamentali. Come d’altronde dice il famoso proverbio “Roma non è stata costruita in un giorno!”. In questi ultimi anni trascorsi insieme a Francesco (che da ora in poi chiamerò il Coach) abbiamo affrontato e passato diversi momenti insieme. Nonostante io vivessi nei Paesi Bassi, grazie alle varie app e strumenti digitali disponibili come whatsapp, training peaks (la piattaforma di allenamento online) ed il caro vecchio telefono, era per me come essere seguito in presenza ad Amsterdam.

A febbraio 2019, mentre stavo preparando il mio primo IronMan, il full a Port Elizabeth in Sud Africa, ho trascorso quasi un mese a Lanzarote insieme alla mia compagna, e per una settimana mi ha accompagnato anche il Coach. Ed è stato proprio a Lanzarote allenandoci insieme, parlando della gara full distance che aveva svolto e preparato a fine anni novanta, che il Coach mi ha rivelato di aver lavorato moltissimo con il suo allenatore dell’epoca allenandosi a digiuno e sfruttando il sistema lipidico, affrontando la gara bevendo solo acqua e succo di mela limpido e mangiando di tanto in tanto qualche mandorla. Questa cosa mi aveva affascinato tantissimo.

A distanza di un anno da quell’esperienza insieme sull’isola, abbiamo affrontato di nuovo insieme il discorso e passato il lockdown, abbiamo iniziato a mettere insieme la mia futura strategia: stile alimentare low carb high fat (LCHF), con allenamenti al mattino affrontati a digiuno dalla sera precedente, cercando di sfruttare il digiuno notturno, bevendo giusto un caffè con un cucchiaino di olio di cocco o burro, ed un quaranta minuti prima dell’inizio della sessione di allenamento integrare i chetoni che il mio corpo stava già producendo (chetoni endogeni, cioè prodotti naturalmente dall’organismo quando a digiuno) con dei sali minerali e chetoni KETO//OS NAT® (esogeni, cioè esterni) biofermentati in forma di Isomero destrogiro e per questo una formulazione biodisponibile al 100%. Il tutto partendo in maniera graduale, senza fare un cambio radicale o talebano dal primo giorno di attuazione di questa nuova strategia. Prima di arrivare “a regime”, e cioè alla routine attuale, ci sono voluti un paio di mesi, e ancora siamo solo agli inizi.

Dopo tutto questo preambolo, che ritengo però essere importante per capire un po’ il percorso che mi ha portato ad effettuare la mia prima gara completamente a digiuno, eccomi arrivare al punto, o meglio, all’evento, i Campionati Italiani di Triathlon Medio di Borgo Egnazia, in Puglia.

L’unica vera e propria gara che ho affrontato quest’anno, se escludiamo il full che ho svolto in autonomia in Baviera ad agosto. Il mio stato di forma non era quello migliore, anche perchè il mio picco di forma era stato il mese precedente, qualche settimana prima di affrontare il full in autonomia, e perchè l’iscrizione a Borgo Egnazia è avvenuta un po’ all’ultimo, essendo il calendario stato molto ballerino nel 2020. Le mie intenzioni in Puglia erano di fare sicuramente una bella gara, ma non cercavo nessun PB (Personal Best) o risultato fenomenale. Per me l’importante era di provare e vedere se la strategia messa in atto da qualche mese a questa parte, era quella giusta.

Insieme ad alcuni amici e compagni di squadra, Clelia, Francesco e Thomas, oltre alla mia super compagna Jessie ed il Coach, abbiamo condiviso un fantastico trullo nelle prime colline di Fasano, a qualche km dal percorso gara. Sono stati dei giorni davvero belli passati insieme, dove abbiamo avuto modo di conoscerci tutti ancora di più! Il giorno precedente la gara, a cena, ho continuato con la mia solita alimentazione/strategia: qualche bella fetta di petto di tacchino, un uovo e un po’ di pancetta ed un contorno di verdure cotte. Per finire qualche cucchiaiata di mascarpone naturale e cioccolato fondente 85% come dolce. Per il resto, acqua e solo acqua. Alla mattina della gara mentre i miei colleghi facevano colazione, mi sono bevuto il mio solito caffè con qualche cucchiaino di burro, e quaranta minuti prima della gara ho assunto i miei sali minerali e chetoni KETO//OS NAT®.

Prima frazione: nuoto 1.900m (34m 7s 1:38min/100m)

Viste le normative Covid-19, la partenza della frazione nuoto è avvenuta a rolling-start (cioè ogni 5 sec partivano dal pontile due atleti) e fino all’ultimo momento prima di entrare in acqua abbiamo tutti dovuto tenere la mascherina chirurgica a coprire naso e bocca. Il nuoto nelle acque limpide dell’Adriatico consisteva in due giri da 950m l’uno, una sorta di triangolo da percorrere come detto due volte. Sono partito abbastanza forte, per poi stabilizzarmi a quello che è il mio ritmo attuale. All’inizio del secondo giro un altro atleta mi è letteralmente salito sopra al giro di boa e colpendomi mi ha spostato gli occhialini nella parte destra, causando l’ingresso di acqua salata al loro interno. Vabbè, sono cose che succedono, ed ho continuato a nuotare con l’occhialino spostato, anche se l’acqua che entrava era salata, non mi dava tanto fastidio, ho provato diverse volte in allenamento a nuotare per diversi chilometri in mare senza occhialini, proprio per simulare eventuali situazioni del genere.

T1 (2:40”)

Il percorso della T1 era abbastanza lungo, un 400m prima di arrivare in zona cambio dove era posizionata la bici ed il materiale, ma è stato comunque molto piacevole correre sul lungo tappeto disteso lungo la scogliera. Arrivato davanti alla bici ho subito messo il casco, infilato il pettorale, e via presa il mezzo a due ruote per poi salirci al volo sulla mount line.

Seconda frazione: bici 90km (2h 25m media 37km/h dislivello 554m)

Il percorso bici era composto da due giri da effettuarsi lungo la costa, il primo pezzo, e all’interno delle campagna di Fasano, il secondo pezzo, con il giro di boa posizionato proprio di fronte alla zona cambio. Il primo giro è incominciato davvero forte (sui 39km/h di media) grazie anche ad un bel vento a favore che spingeva da dietro lungo il tratto costiero. Poi man mano che si andava verso la campagna si iniziava lentamente a salire, per arrivare a metà giro su di una leggera salita, per poi scendere di nuovo e passare in mezzo a fantastici paesaggi fatti da muretti in pietra ed ulivi. Il secondo giro è iniziato un po’ più in sordina, visto che il vento aveva cambiato direzione, e, pensando poi anche alla frazione seguente di corsa, ho deciso di calare di un qualcosina il ritmo. Come detto per tutta la frazione bici ho solo bevuto acqua e di tanto in tanto ho dato qualche ciucciata alla borraccia di sali minerali e chetoni KETO//OS NAT®.

T2 (0:45”)

Eseguita davvero in maniera esemplare (ndr: ho fatto registrare il 7° tempo di giornata per la T2! Considerando che vi erano quasi 20 PRO in gara…).

Terza frazione: corsa 21.1km (1h 39m 23s media 4:41min/km)

Come detto inizialmente, questa gara era la gara delle prove. E la frazione di corsa era proprio una di queste. Ho voluto provare a vedere quanto sarei riuscito a correre “fuori soglia” per poi mandare in crisi il corpo e cercare di provare a rimettermi in sesto e vedere in quanto tempo sarei tornato al mio passo da gara. Ho percorso i primi chilometri ai 4:00-4:05 al km e dopo 3 chilometri ho iniziato ad accusare un fastidio alla zona del petto che si è poi allargato verso la spalla sinistra e per qualche minuto nella zona della milza. Dopo un qualche chilometro di crisi che ho cercato di gestire, sono piano piano tornato ad incrementare il ritmo, correndo gli ultimi due chilometri della mezza maratona più o meno ai 4:15”, concludendo la mia gara in un tempo totale di 4:41:56.

Considerando tutto quanto mi sono sentito davvero soddisfatto e non vedo l’ora di poter tornare a gareggiare nel 2021, per vedere quali frutti e risultati la strategia che stiamo portando avanti darà!

ps: menzione speciale ai miei compagni presenti in gara. A Francesco, complimenti per avere portato a termine il tuo primo mezzo in maniera solida, anche se non ti ho ancora perdonato il fatto che durante la mezza maratona non hai ricambiato il mio incitamento e saluto! 😛 A Thomas, che ha dimostrato a se stesso che quando è sul pezzo, prima, durante e dopo, lui c’è! Continua così Bro! E last but not least, a Clelia, che zitta zitta nei mesi precedenti ha preparato senza dire niente a nessuno il suo primo mezzo, portandolo a termine in maniera fantastica! Adesso ti aspetto sulla lunga distanza anche a te 😉

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