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Nicholas Montemaggi Eaglexman Finish

eagleXman: il triathlon extreme sul Gran Sasso

Dico eagleXman e la mia testa non va subito a quell’immagine del mio urlo liberatorio sulla finish line (vedi foto), ma invece ad un altro momento, e cioè a quell’istante di quel freddo mercoledì di dicembre 2020, dove sfatto sul divano dopo uno dei tanti lunghi allenamenti di corsa cliccavo su “iscriviti ad eagleXman”. In tutta onestà non sapevo a cosa andavo incontro, o forse sì! Nella mia testa da quel momento in poi mi ero fatto tanti film, immaginandomi già a nuotare, pedalare e correre sulle montagne abruzzesi in questo triathlon extreme su distanza ironman.

Il 2020, così come il 2021, sono stati anni strani per tutti noi. Per quanto riguarda lo sport, così come nella vita quotidiana, non vi erano tante certezze e si viveva alla giornata. Non dal punto di vista degli obiettivi però, se posso dire la mia. Quello per me è ben chiaro già da oltre due anni: Lanzarote 2022. La mia testa, così come quella del mio Coach Francesco Aluigi, del mio miglior amico ed osteopata Naciketa Tiwary e del nutrizionista Dott. Samuele Valentini sono totalmente proiettate verso quella gara. Tutto ciò che è nel mezzo, il 2021 quindi, è tutta una fase di preparazione, prove e test che porteranno a quella che per me è la gara A, il grande obiettivo al quale sto lavorando duramente dal 2019.

Visto che la maggior parte delle gare full distance più conosciute per il 2021 erano già piene, appena ho letto dell’annuncio di questa nuova gara sul Parco Nazionale del Gran Sasso, mi è venuta voglia di scoprirne di più a riguardo! In vita mia non avevo mai partecipato ad un triathlon extreme e mai avrei pensato di farlo.. e invece eccomi qui a qualche mese di distanza da quella magnifica esperienza, a scrivere dell’eagleXman.

A parte la città di Pescara, non conoscevo nient’altro dell’Abruzzo. Ho tanti amici in quella regione e ciò che sapevo ed avevo visto era solo grazie ai loro racconti o alle foto e video che condividevano sui social. Un carissimo amico abruzzese in particolare però, Don Gianni, parroco della chiesa di Gambettola e mio amico fin dall’infanzia, mi ha presentato la sua regione in questo modo: “l’Abruzzo è una terra magica ed ostile. Tu però sei uno tosto.”

Le sue parole mi sono bastate per capire a che cosa sarei andato incontro quel 21 luglio 2021. Dico solo una cosa, per arrivare pronti ad una gara del genere oltre alla preparazione, che deve essere importante e assolutamente una cosa da non sottovalutare, anche la testa gioca un ruolo fondamentale. Proprio per via della testa avevo deciso di iscrivermi: volevo provare a vedere fino a dove potevo spingere i miei limiti mentali! Non voglio essere arrogante o presuntuoso, ma so che a livello fisico ho un’ottima base e soprattutto ho persone competenti e professionali accanto che curano in maniera maniacale ogni aspetto del mio allenamento, del recupero e dell’alimentazione. Il fattore testa è quindi quell’unica cosa che posso controllare solamente io, e stava quindi a me capire e toccare in prima persona fino a dove sarei potuto arrivare.

L’inverno, la primavera e le prime settimane d’estate sono passate in fretta, ed in men che non si dica eccomi in auto insieme alla mia compagna Jessica, mio fratello Patrick e la sua fidanzata Sina, i miei migliori amici e compagni di squadra Francesco e Naci ed Irene.

Avevamo preso in affitto una casa di montagna a Tempera, piccola frazione di l’Aquila che purtroppo porta ancora i segni di quei terribili giorni che quel territorio ha vissuto con il terremoto. Mi ritornano in mente le parole di Don Gianni “una terra magica ed ostile”.. ed è proprio così.

Lo ammetto, ho avuto la fortuna di avere una grande squadra al mio fianco, senza di loro dubito che avrei potuto finire questa impresa in quel modo. I giorni precedenti alla gara la loro rilassatezza e le loro risate mi hanno trasmesso tanta energia positiva e tranquillità. La notte precedente alla gara non ho dormito per niente, come al solito, anche per via dei cani pastore dei vicini che abbaiavano a qualsiasi cosa si muovesse nel raggio di 1km. Forse volevano solo darmi la carica giusta per affrontare una giornata tosta come quelle che affrontano loro ogni santo giorno in Abruzzo.

Sabato 24 luglio: race day

La sveglia suona presto alle 2:30, come detto non ha fatto in tempo a suonare che già l’avevo spenta dato che non avevo chiuso occhio. Scendo in cucina e mi preparo il pasto pre-gara stilato con cura dal mio nutrizionista Dott. Samuele Valentini. Ore 3:30, è ora di salire in macchina! La gara sarebbe cominciata alle 5:30, ma la partenza sul Lago di Campotosto era a quasi 1h di auto da l’Aquila, e la notte era ancora giovane, quindi bisognava guidare con prudenza lungo le strade buie che accarezzavano il Gran Sasso.

Insieme a Francesco, il mio “atleta di supporto” per la gara, sistemo la bici in zona cambio e affronto per un’ultima volta la strategia di gara, ogni singolo passaggio. Cosa FONDAMENTALE essere allineati con la propria squadra dall’inizio alla fine ed aver pianificato ogni cosa, anche la più banale, nel minimo dettaglio. Per farvi un esempio, con Francesco avevamo anche messo in ordine di vestimento l’abbigliamento bike che avrei indossato una volta uscito dall’acqua: prima la fascia cardio, poi la salopette, poi la maglietta, poi i calzini ed infine le scarpette.

L’atmosfera a bordo lago è magica, il sole sta per sorgere e lo speaker, il super Daddo, chiama ognuno di noi 43 partecipanti per nome e cognome alla linea di partenza come se stessimo facendo un ingresso in uno stadio da calcio. Lasciamo le scarpe a bordo lago, questo perché dalla riva per arrivare in zona cambio alla bicicletta bisognava fare un percorso a piedi su pietre e rocce. Già questo era un assaggio di quello che mi aspettava in questa giornata extreme!

Swim 3.800m

Entriamo in acqua, temperatura esterna dell’aria 13 gradi, mentre acqua un po’ più calda, penso sui 17 gradi, cosa che rendeva molto gradevole aspettare lo sparo dello start in galleggiamento in acqua. Neanche il tempo di posizionarsi che “bam” il giudice di gara da il via! Le prime bracciate procedono alla grande, siamo tutti lì, eccitati per la giornata che ci avrebbe aspettato, ma forse anche un po’ troppo carichi. Decido quindi di abbassare il ritmo, avessi continuato così sarei esploso una volta uscito dall’acqua! Ancora mi aspettavano 3km di nuoto, 180km di bici con 4.400m di dsl e una maratona finale da 42km con 2.000m di dsl.

Il primo dei due giri da 1.900m procede bene, vedo dall’orologio che mantengo sempre il solito ritmo. Appena comincio il secondo giro però incomincio a sentire qualcosa che non va nelle gambe: arrivano i primi crampetti nelle cosce e nei polpacci “merda” mi dico “già adesso?? Ma non sono mica stanco!!”. Per farla breve nuoto gli ultimi 1.900m con le gambe inchiodate e dure dai crampi che non mi hanno lasciato per un momento. Mi sarebbe venuta voglia di fermarmi e strappare la muta. Cosa che forse avrei dovuto fare prima di partire. A quanto pare i crampi sono stati causati da una calzata troppo stretta negli arti inferiori della muta. Ecco perché se per caso mi incontrerete a qualche gara in futuro vedrete che la mia muta “finisce” alle ginocchia (ho scelto di tagliarla).

Esco dall’acqua ed infilo le scarpette senza problemi. Mi prometto di non dire a Francesco, il mio supporter, dei problemi coi crampi, ma mi presento da lui con una faccia sorridente e rilassata dicendo “devo ancora iniziare, sono freschissimo!” Insieme a Francesco mi vesto nella tenda, smetto la muta ed il costume ed infilo l’abbigliamento da ciclismo. Bici in spalla, nel vero senso della parola, e via che corro alla mount line. Salto in sella e parto per quella che sarebbe stata la frazione più lunga della giornata, ma anche la più bella da un punto di vista paesaggistico. I 177km in bici con 4.400m di dislivello circa.

Bike 177.6km – elevation gain 4.344m

Primi km in leggera discesa, diciamo per far rifiatare un po’ tutto il corpo e poi via che incomincia la prima “piccola” salita di giornata che da Campotosto ti riporta verso il casello autostradale di Assergi. Poco più di 2km al 14-15% che si concludono con il primo dei paesaggi che ti lascia a bocca aperta. Sulla sinistra la catena montuosa del Parco del Gran Sasso e sulla destra il paesaggio lunare con mucche, cavalli e pecore al pascolo. Dalla cima si scende verso Assergi in un mix di goduria visto il divertimento provato nell’affrontare a cannone ogni discesa e curva e, come detto, la bellezza paesaggistica. In quel momento mi superano in auto Francesco e la mia compagna Jessica, che saranno al mio seguito con la support car (ogni atleta era caldamento invitato ad averne una) per i primi 90km fino al bivio di Campo Imperatore (n.b. erano già svegli con me dalle 3:30 quindi erano anche loro provati dalla gara come me). Dico loro che sono ancora carico sia di borracce che di alimenti e di preparare quindi il prossimo check-point con rifornimenti a metà della salita che porta da Assergi a Filetto, la prima vera e propria lunga lunga salita, tutta pedalabile, che mi aspettava. Faccio un cambio borracce e metto in tasca panini al latte e banane, e Jessica mi informa che al momento sono in settima posizione. Francesco mi corre per qualche decina di metri accanto e mi dice “Nick davanti stanno andando forte, ma si stanno scannando, secondo me saltano piano piano, tu continua di sto passo che poi con calma te ne mangi uno ad uno”. Mai parole furono più vere. Incomincio la scalata verso Campo Imperatore, ma prima mi diverto in posizione aero (avevo la crono, sì, sono stato uno dei pochi pazzi tra i matti) mentre motociclisti e camper mi superano sull’Altipiano.

Mentre affrontavo la salita di Campo Imperatore, penso al Pirata, anche perché era impossibile non farlo, ancora capeggiano le scritte in suo onore sulla strada. In quel momento vedo scendere il primo ed il secondo in classifica da Campo Imperatore, tengono un grande ritmo e vedo che sono belli solidi “questi non li prenderò mai” mi dico dentro di me. Dopo qualche minuto ecco scendere la prima donna, Fabia, grandissima atleta, cavolo che passo! Dopo di lei ecco gli altri tre uomini che mi precedono. Beh dai, non sono così distaccato. Decido quindi di continuare al mio passo fino all’arrivo del giro di boa a Campo Imperatore e di “menare” poi in discesa e sull’Altipiano, cercando di sfruttare al massimo la mia bici da crono in quei pochi momenti di “piattone” di questi lunghi 180km. In cima a Campo Imperatore ecco che vedo Jessica e Francesco che mi aspettano. Non ho bisogno di fermarmi per acqua o altro, ma urlo a Jessica “let me touch Baby M” ed il tocco del suo pancione mi da tutta quell’energia di cui avevo bisogno.

In men che non si dica arrivo al bivio di Campo Imperatore ed ecco lì mio fratello Patrick e la sua compagna Sina che hanno appena dato il cambio a Jessica e Francesco. Questi ultimi, beati loro, se ne sono andati poi a nanna fino alla sera! Anche perché Jessica era incinta e Francesco doveva invece affrontare come supporter gli ultimi 6km di scalata a piedi di Campo Imperatore al mio fianco come guida.

I restanti 90km in bici sono stati i più duri dal punto di vista ambientale. Lasciatomi alle spalle l’Altipiano e passato il Valico di Capo la Serra (che mi ha ricordato tantissimo i paesaggi dell’isola sud della Nuova Zelanda) eccomi arrivare ad Ofena da dove poi iniziava la salita più lunga e difficile della giornata: 30km circa con quasi 1.500m di dsl sotto al sole che picchiava delle 13:00! Mi affianca mio fratello in auto ad un certo punto della salita e mi dice “Nico la macchina segna 38°”. Cavolo che sudata! In quel momento ecco che vedo davanti a me il terzo classificato con il quale inizia una sorta di tira e molla. Prima lo supero io, tre curve dopo mi risupera lui. Nell’ultima ora avevo recuperato tre posizioni e mi ero portato poi a fine della salita da 30km in terza posizione. Purtroppo una volta arrivati a Calascio, l’atleta attualmente terzo con il quale ero “in lotta” (in senso sportivo) ha accusato un forte fastidio allo stomaco dovendosi poi fermare per rimettere. Da quel momento avevo capito che il podio era tutto nelle mie mani. Sapevo di aver staccato il quarto classificato in fondo alla salita. Mi sono messo quindi a parlare da solo “Nicholas, stai tranquillo, continua con sto passo che poi nella maratona arriva la parte che ti piace di più e dove sei più solido!”. Gli ultimi 40km passano veloci, dico a mio fratello di telefonare a Naci che si trovava in zona cambio di tenersi pronto con la MTB e di ricaricare le borracce di acqua.

Eccomi arrivare in T2, scendo al volo dalla bici, la porto alla mia postazione e prendo lo zaino con il cambio per la corsa. Naci intanto mi informa che il primo è oramai “quasi” irraggiungibile con 1h di vantaggio, mentre il secondo si trovava a una trentina di minuti davanti a me. Incomincio la corsa ed incrocio lo sguardo di Fabia Maramotti, la prima donna, che aveva appena messo la sua bici in rastrelliera qualche secondo prima di me, e ci facciamo forza a vicenda.

Run 40km – elevation gain 1.962m

I primi km procedono bene, fa molto caldo, e Naci mi passa ogni 5 minuti la borraccia con la quale mi sciacquo bocca e viso. Dopo qualche km in discesa e di falso piano con dei sali e scendi, ecco arrivare la salitella spacca gambe di ciottolato. Decido che è inutile correrla e cerco di tenere un po’ di energie e camminare. Guardo Naci e lo vedo soffrire più di me in MTB. La ruota scivolava sul ciottolato ed è dovuto quindi scendere e spingere la bici, anche perché non bisogna dimenticarsi che portava in spalla uno zaino carico di borracce d’acqua!

Al 9°km ecco il giro di boa del primo dei due giri da 18km l’uno, a San Pietro della Ienca. Qui vi era posizionata la cosa più bella di tutta la giornata: una fontana medievale dalla quale sgorgava l’acqua più fresca che io abbia mai bevuto in tutta la mia vita! Mi ci sono tuffato letteralmente a capofitto, dalla testa ai piedi proprio! Diciamo che la fontana è stata una piacevole sorpresa, ed è stata quella cosa che mi ha dato la forza mentale di pormi una sorta di ricompensa per affrontare il secondo giro sapendo che la fontana mi stava aspettando!

Passiamo in zona cambio ed in quel momento succede qualcosa che sia io che Naci realizziamo solo dopo qualche km. Mentre continuiamo a correre sentiamo dietro di noi un vociare che si avvicina. Saranno gli atleti che stanno incominciando il secondo giro che pian piano hanno concluso la frazione bici. Mentre continuiamo a correre in tutta tranquillità ci lasciamo superare da questi atleti che sicuramente sono un po’ più freschi di noi. Scambiamo un veloce saluto, ma ad un certo punto sia noi che l’altro atleta con la sua accompagnatrice ci fermiamo un attimo ed esclamiamo “ma aspetta un secondo, tu sei il secondo!”. Senza saperlo avevamo superato in zona cambio l’atleta che si trovava in seconda posizione! “Cavolo” penso dentro di me “ho recuperato i trenta minuti di svantaggio”. Faccio un veloce check interno e mi dico “ok, continuiamo così, siamo stanchi, ma stiamo molto bene. Teniamo le energie per l’ultima fatica, la scalata di Campo Imperatore”.

Vedo che Simone, l’atleta che si trovava appaiato in seconda posizione insieme a me, accelera il passo e decido di lasciarlo andare. Io continuo al mio ritmo, il caldo si fa meno caldo ed arrivo di nuovo alla fontana a San Pietro della Ienca. Mi rinfresco velocemente e mi butto poi in quasi picchiata sulla leggera discesa che mi riportava fino a Fonte Cerreto, dove poi sarebbe iniziata l’ultima fatica! Mentre corro, o meglio, faccio jogging veloce, dico a Naci di avere la sensazione che mi si stiano smontando le anche. “Vai tranquillo bel” mi dice sorridendo. Arriviamo al check-point a Fonte Cerreto, un check-point obbligatorio per tutti gli atleti, dove viene controllato il materiale che ogni atleta e proprio accompagnatore dovevano avere per affrontare la scalata di Campo Imperatore. Rivedo la mia compagna Jessica e mio fratello che mi fanno sapere che Simone, il secondo classificato, era salito da un 15 minuti circa.

Si inizia con l’ultima parte, la più dolce, ma da un lato anche più triste perché le fatiche di giornata stanno per terminare. Sei un matto direte voi, ma in realtà questo mondo dell’endurance mi da tantissima carica ed una volta che il mio motore si è messo in moto vuole continuare ad andare avanti. Come ho detto in precedenza il team di supporto è stato fondamentale per questa gara, tutte le persone coinvolte, dalla prima all’ultima! E proprio l’ultima, che poi è stata anche la prima di giornata se vogliamo dirla per bene in ordine cronologico 🙂 è stata quella che mi ha permesso di affrontare i 6km finali da Fonte Cerreto a Campo Imperatore, con 1.000m di dislivello, in maniera esemplare. Francesco dall’inizio alla fine mi parlava, incitava con frasi di incoraggiamento ed era letteralmente i miei occhi. In men che non si dica, una volta finita la prima parte nella foresta, ecco che davanti a noi vediamo la vetta, ma soprattutto, vediamo il secondo in classifica insieme alla sua accompagnatrice. “Nick è fatta” mi dice Francesco “noi continuiamo a fare la nostra gara, non facciamoci influenzare da niente, siamo solo io e te”. Superiamo Simone con il quale scambio due parole di incoraggiamento per darci carica a vicenda e con Francesco proseguiamo la nostra salita. A meno di un km dalla fine la vista inizia un po’ ad annebbiarsi, forse è la fatica di tutta la giornata, all’improvviso mi fermo di colpo e dico a Francesco “Fra occhio, c’è un cinghiale” lui si gira e ridendo mi dice “Nick ma cosa stai dicendo, quello è un sasso!”. Riprendo la camminata ed eccoci agli ultimi 500m, dove vediamo già la finish line e tutte le persone che ci aspettavano. La cosa divertente è che noi sentivamo tutto quello che lo speaker ed il pubblico presente diceva, perché il vento soffiava verso di noi, mentre loro non potevano sentirci. “Nick ci siamo, che caz*o hai combinato, siamo secondi, vai, vai!” e da lì incomincio una corsa lungo al crinale.

Eccola lì la finish line, eccola lì! Mi lascio andare in un super urlo liberatorio, un mix di gioia e stanchezza. Che esperienza, solo a riscriverla mi è tornata la pelle d’oca!

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