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Ironman Taupo Finish Line Sorriso Cut

Il mio primo mezzo: IronMan 70.3 Taupō Nuova Zelanda

Sono appena rientrato a casa ad Amsterdam dopo un lungo viaggio di oltre 40 ore che mi ha fatto attraversare mezzo mondo, dalla Nuova Zelanda, via Cina, in Europa. Le emozioni della mia prima vera e propria gara di triathlon sono ancora tante e vive! Mesi di preparazione e sacrifici, di incastri degli allenamenti tra vita lavorativa e privata. Madonna, se riguardo la tabella degli allenamenti e penso a tutti i posti in cui mi sono allenato (Berlino, Graz, Innsbruck, Londra, Milano, Reykjavik, Valencia) e alle levatacce per andare in piscina o al parco a correre.. lo rifarei tutto di nuovo! 🙂

Butto giù questo post perchè voglio tenere nero su bianco da qualche parte quello che per me è stato finora uno dei giorni più emozionanti della mia vita, uno dei giorni dove il lavoro e i tanti sacrifici dei mesi passati sono venuti fuori e si sono trasformati in quella che per me è stata una vittoria con me stesso. Classifica dell’evento a parte, la cosa più importante è stata tagliare il traguardo ed essere soddisfatto con me stesso per quello che si è fatto e raggiunto.

Sono arrivato a Taupō, piccola città situata sull’omonimo lago sull’Isola Nord della Nuova Zelanda, qualche giorno prima della gara, in modo da potermi ambientare e provare i percorsi bici e nuoto. Sceso dal bus scarico la mia bicicletta, rimonto la ruota anteriore e via eccomi pedalare con il mio mega zaino verso il monolocale che ho affittato per quei giorni. Lo ammetto, mentalmente ero già in clima gara, concentratissimo, ed ogni pedalata che facevo era controllata e precisa, non vedevo l’ora di essere sulla linea di partenza!

Dopo gli ultimi mesi di allenamento in un clima già invernale dove la pioggia ed il vento freddo l’avevano fatta da padrona (eh sì, in Olanda purtroppo è così) è stato bello riassaporare l’estate e sentire i raggi di sole sulla pelle e la mente mi ha riportato indietro ad agosto in quel di Rimini dove tutto è incominciato, con i primi allenamenti sotto al sole cocente estivo insieme a quello che è stato fino a questa gara (e continuerà ad esserlo ancora in futuro) il mio allenatore Francesco.

È stato importantissimo arrivare a Taupō qualche giorno prima dell’evento. Oltre ad entrare già in clima gara, è stato utilissimo provare il percorso e vedere la città che si preparava a questo grande evento, in men che non si dica gli avvisi e le bandiere con il logo IronMan sventolavano dappertutto.

I giorni precedenti alla gara sono andati molto bene, ho provato i percorsi diverse volte in modo da tenermi a mente eventuali punti critici come curve o salite impegnative per il percorso bici oppure capire come si comportano le correnti nel percorso nuoto. A livello di alimentazione nei giorni precedenti alla gara ho mangiato un po’ di più di carboidrati del solito e la notte ho sempre dormito veramente bene. Il venerdì mattina, il giorno pre-gara, appena sveglio accendo il telefono ed ecco che mi arriva una mail che mi lascia un po’ a bocca aperta:

Il team IronMan Taupō 70.3 New Zealand la informa che purtroppo la frazione nuoto domani verrà cancellata e sostituita da una frazione corsa di 3 km a causa di un’alga potenzialmente tossica che si è sviluppata nei giorni scorsi per via del grande caldo nel lago Taupō. La decisione è stata presa per escludere il rischio di eventuali infortuni ai numerosi atleti giunti da tutto il mondo per partecipare all’evento e per permettere uno svolgimento sicuro della gara.

Potete immaginare cosa mi sia passato per la testa in quel momento: un’arrabbiatura iniziale, pensando ai tanti allenamenti duri e intensi svolti in piscina negli ultimi mesi, che si è poi trasformata in un po’ di delusione. Ero venuto fino all’altra parte del mondo per partecipare a questa gara. Ma ho reagito subito, testa alta e pensare positivo, sarà comunque un grande evento!

Prendo la bici e mi reco agli uffici IronMan allestiti per l’occasione nel centro di Taupō ed effettuo il check-in per la gara. Mi viene consegnata la sacchetta con tutte le informazioni, cuffia (che non userò, ma è comunque un bel ricordo), adesivi e tatuaggi con numero di gara e gadget vari. Ultime verifiche alla bicicletta, sistemo con cura l’adesivo con il mio numero di gara, 510, e vado a sistemarla alla rastrelliera, pronta per essere utilizzata la mattina seguente! Mi godo l’atmosfera e mi faccio un giro tra i vari stand di accessori per il triathlon e prendo poi parte al briefing gara con gli organizzatori, in modo da essere preparatissimo il giorno seguente e non perdermi secondi preziosi alla ricerca della bici o dell’entrata o uscita giusta. Nel tardo pomeriggio rientro al monolocale e mi preparo la cena, in quanto il piano era di andare a letto presto. Provo ad addormentarmi, faccio fatica, ma in qualche modo ci riesco..

Eccoci finalmente arrivati al grande giorno, sabato 9 dicembre, una data che farò fatica a dimenticare presto, anche perchè è stata come un chiodo fisso nella mia testa per gli ultimi 6 mesi, il mio obiettivo dell’anno! La sveglia è suonata presto alle 3:00 dato che dovevo fare colazione almeno 3 ore prima della partenza e non nascondo che già alle 2:30 ero sveglio, l’emozione l’aveva fatta da padrona e la notte ho fatto come detto un po’ fatica a dormire, non vedevo l’ora di essere sulla linea di partenza! Dopo una colazione ricchissima di carboidrati incomincio con calma a prepararmi. Avevo organizzato tutto il materiale meticolosamente il giorno prima. Applico il tatuaggio temporaneo con il mio numero di gara sul braccio e mi vesto.

Dato che la frazione nuoto era stata annullata ho lasciato chiaramente la muta e la cuffia in camera, metto nello zaino le ultime cose e ricontrollo di non aver dimenticato niente. Fuori era buio pesto, la luna era bella grande e luminosa ed in lontananza vedevo le luci e incominciavo a sentire la musica del campo gara. Sono stato uno dei primi ad arrivare, erano le 5:00 ed avevano appena aperto la zona della transizione corsa-bici-corsa, cioè dove era parcheggiata la bici e dove durante la gara ci si cambia per prepararsi alla prossima disciplina. Mi reco alla mia bicicletta, controllo che le ruote non si siano sgonfiate durante la notte e sistemo il mio casco e le mie scarpe da bici alla sinistra del mezzo. Preparo le barrette ed i gel energetici che mi sono portato da casa nel vero senso della parola, essendo prodotti da Ethic Sport un’azienda romagnola, che mi serviranno durante la frazione della bici per integrarmi al meglio ed eccomi pronto per partire. Dall’interfono annunciano che in 15 minuti sarebbe cominciata la gara, con la prima batteria, quella composta dai professionisti uomini e donne, e poi sarebbero seguiti tutti gli altri. Io facevo parte della categoria uomini 30-34 anni (M 30-34) e la partenza per me era fissata alle 6:30.

Incomincio a scaldarmi, ma l’emozione era alta ed ero anche interessato a vedere i professionisti all’opera, così mi sono recato alla linea di partenza per assistere all’inizio della loro gara. È stato molto bello, sono partiti come dei razzi, hanno tenuto una media di 3 minuti al km (per chi non è del settore vuol dire che sono andati veramente fortissimo)! Arriva il mio turno, accanto a me vi erano una cinquantina di ragazzi della mia categoria provenienti da tutto il mondo, alcuni con dei fisici impressionanti che secondo me nulla avevano da invidiare ai professionisti. Pronti, via! Incomincio la mia gara rispettando i tempi che mi ero prefissato e concludo la prima frazione corsa da 3 km tenendo una media di 4:45 minuti a km. Ho voluto affrontare questa prima frazione come fine riscaldamento, non so perché, ma sentivo gli stinchi tirare e quindi ho preferito stare calmo e non farmi prendere dalla foga del gruppo che era partito in quanto non volevo bruciarmi (cosa giusta perché molti di questi poi durante l’ultima frazione corsa dei 21 km camminavano ed erano cotti).

Effettuo la prima transizione (quella dove si prende la bici) in maniera veloce, non avendo la muta l’unica cosa da fare era solo cambiarsi le scarpe e mettere il casco e monto in sella per incominciare il percorso bike. Sono partito bene senza esagerare, subito dopo 1 km di percorso c’era già la prima salita impegnativa che effettuo in maniera tranquilla. Al km 5 succede qualcosa che non mi era mai capitato: i quadricipiti mi si sono quasi letteralmente bloccati! Ma niente panico, ho scalato le marce e ho fatto frullare le gambe per 2-3 km e si è rivelata la soluzione giusta. Ero di nuovo in pista, il clima era ideale per una gara, vento quasi assente e percorso collinare. Sentivo di avere la gamba in forma e ho cercato di tenere un ritmo un po’ più alto rispetto alla mia prima gara di prova a Cervia. Avevo pianificato di tenere una media totale per i 90 km di 35 km/h e così è stato (di poco sotto, ma ero lì). Al km 30 si è alzato un po’ di vento contrario, ma tutto procedeva al meglio. Il bere/alimentazione ho rispettato quanto avevo programmato con Francesco, il mio allenatore, ogni 20 minuti bevevo acqua o sali ed ogni 40 minuti mangiavo una barretta o gel e di tanto in tanto qualche noce. Alle aid station, i così detti rifornimenti dove davano acqua, sali e barrette, non ho avuto bisogno di niente e sono sempre andato dritto. Finiti i primi 45 km effettuo l’inversione di marcia ed incomincio le prime pedalate per ritornare a Taupō. Sentivo di stare ancora bene ed ho continuato a spingere, soprattutto fino al km 70 perché poi vi era di nuovo una salita impegnativa (che è stata meno ripida di quello che sembrava nel farla scendendo all’andata). Gli ultimi 20 km del percorso bici ho continuato a “scannellare”, come si dice in gergo tecnico, perché mi sentivo bene, e prima di arrivare in città ci ho tirato di brutto. Ho notato che al km 70 avevo ripreso la maggior parte dei miei age group, come sapevo sono un “diesel”, cioè ci metto un po’ a scaldarmi, e secondo me su di un ironman full distance (il doppio rispetto a questa gara) potrei dire la mia meglio, chissà!

Sono sceso dalla bici e dopo qualche secondo iniziale di sensazione “scopa nel cul*” (scusate la finezza) le gambe sono andate bene subito. Sono stato abbastanza veloce nel mettere la bici in rastrelliera e ad indossare le scarpe da corsa e via ho iniziato la frazione run. Le gambe come detto giravano bene e i primi km mi sono assestato subito sui 4:30 minuti a km. Il primo giro l’ho concluso in maniera tranquilla anche se non mi aspettavo una salita così impegnativa prima dell’arrivo (dove vi era poi la deviazione per gli altri giri) e quindi mi ha un po’ condizionato i tempi (errore mio non aver studiato l’ultimo pezzo del percorso nel dettaglio!). Secondo giro tutto ok, ma arrivato alla salita malefica ho preferito calare il ritmo perché altrimenti sentivo che avrei fatto fatica a fare l’ultimo giro tenendo un ritmo costante. In quel momento è venuto fuori il sole ed il caldo si è incominciato a sentire e ho quindi tenuto i 5:00 minuti a km in piano. Le gambe erano ancora a posto, il fiato pure, ma non so perché ho preferito non aumentare il passo per non bruciarmi. Gli ultimi 2 km ci ho tirato dentro un po’ di più e ho affrontato l’ultima salita buttando fuori tutto e sono arrivato alla finish line: 4 ore 34 minuti e 50 secondi.
Mi ero immaginato questo momento tantissime volte negli ultimi mesi, ma non so perché avevo sensazioni un po’ miste all’arrivo in quanto non mi aspettavo andasse tutto così veloce! Mi sono comunque goduto la gara e l’ambiente al massimo, ammetto che in bici ogni tanto alzavo la testa e mi guardavo intorno il paesaggio con vulcani e laghi geotermali, fantastico, e durante la corsa ringraziavo gli spettatori e ho scambiato due parole con qualche simpatica ragazza che mi faceva i complimenti per il didietro 😉

L’entusiasmo ed il sorriso mi hanno sempre accompagnato durante tutti gli ultimi 5 mesi di allenamenti intensi in preparazione a questo mio primo mezzo IronMan, e sono stati presenti per tutta la durata della gara anche in Nuova Zelanda come si può vedere dalle foto.

È stato un cammino quello con il triathlon incominciato ad agosto, lungo il quale mi hanno accompagnato persone fantastiche, amici vecchi e nuovi che mi hanno sempre dato quella carica e spinta in più con le loro parole! Ma ci tenevo a ringraziare di cuore il Coach Francesco Aluigi di Aluigi Triathlon Program, lo zio Andrea Manusia, il partner in crime Thomas Tosi e il mate Cole Burmester, senza di loro tutto ciò non sarebbe stato possibile!
La gara in sé come detto è stata fantastica, peccato per la mancata frazione del nuoto annullata, ma va bene lo stesso, contro Madre Natura non ci si può fare niente.

Adesso si ricaricano le pile per queste feste natalizie e poi si torna di nuovo a testa bassa a lavorare, pronto a fissarmi nuovi obiettivi: IronMan 140.6, arrivo! 🙂

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