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Ironman South Africa Finish Line

IronMan 140.6 Port Elizabeth Sud Africa

Era il 9 dicembre 2017 quando ho varcato la finish line del mio primo mezzo in quel di Taupo Nuova Zelanda (1.900 m di nuoto, 90 km di bici e 21 km di corsa) e da quel momento la mia testa era pronta per un nuovo obiettivo, una nuova sfida: partecipare e completare un IronMan full distance (3.860 m di nuoto, 180,2 km di bici e 42,2 km di corsa). Il 7 aprile 2019, a quasi un anno e mezzo dalla Nuova Zelanda, questo mio obiettivo è stato centrato a Port Elizabeth in Sud Africa. In un anno e mezzo possono succedere tantissime cose, può sembrare passare in fretta, ma anche non passare mai. E così difatti è stato, come ad esempio non pubblicare alcun articolo su questo sito. Non so perché, ma la mia testa era veramente concentrata su questo obiettivo e non me la sono sentita di condividere e pubblicare tutto quello che è stato il percorso di avvicinamento e preparazione. Dalle diverse gare svolte in Italia, Olanda e Spagna, ai tanti allenamenti, ai cambiamenti del mio corpo e della mia vita privata, fino alle settimane invernali passate a Lanzarote per prepararmi al meglio. Forse nei prossimi mesi scriverò di tutto ciò, ma volevo prima completare questo mio obiettivo e ricominciare da qui.

Ho incominciato a fare triathlon solo da luglio 2017, sono ancora un novellino di questo sport dal quale sto imparando ogni giorno tantissimo e soprattutto che ci vuole tanta pazienza e rispetto del proprio corpo e dei propri mezzi, i quali, se ben allenati e curati, miglioreranno e sono sicuro che mi faranno togliere tante soddisfazioni.

IronMan Sud Africa, perchè?

Il Sud Africa è uno dei miei paesi preferiti al mondo (dopo l’Italia chiaramente) e la scelta di svolgere qui il mio primo IronMan full distance è stata dettata anche dal fatto che ogni anno sono sempre a Cape Town per lavoro ad aprile e anche perchè proprio qui, tre anni fa, avevo preso parte alla mia prima gara di swim-run (in maniera goliardica). Era un segno che questa mia prima esperienza per un full dovesse essere qui. Comunicata la mia decisione al mio allenatore Francesco, abbiamo continuato il mio processo di crescita e preparazione tenendo a mente questo obiettivo. Diciamo che il grosso del lavoro di preparazione è incominciato ad Ottobre 2018 a sei mesi esatti quasi dalla gara. Potrei passare ore a scrivere dei tanti allenamenti, delle giornate passate in vasca a nuotare, dei tanti weekend passati in bici e delle tante corse lungo gli argini del fiume Amstel o al Vondelpark del quale ormai conosco ogni albero e pianta a memoria. Ma in questo post vorrei semplicemente scrivere di quella che è stata la mia esperienza durante questo mio primo IronMan full distance.

Come detto, dopo mesi di allenamenti passati al buio e al freddo in Olanda e Germania con in mezzo (per fortuna) qualche settimana di allenamenti al caldo a Lanzarote, siamo arrivati in Sud Africa a fine marzo, due settimane prima della gara. Scrivo siamo perché sono stato accompagnato dalla mia compagna Jessica che nei mesi di preparazione è stata molto paziente e anzi, mi ha anche spronato e tirato su nelle mie giornate no. Se posso dare un consiglio a chiunque voglia partecipare ad un IronMan, cercate di coinvolgere fin dal primo momento la vostra famiglia o la persona che avete accanto così come i vostri amici e colleghi al lavoro perché ne avrete bisogno e soprattutto perché dovrete dedicare molto tempo agli allenamenti. Come mi ha detto il mio amico sudafricano Sakkie “allenarsi per un IronMan è il modo migliore per ottenere il divorzio” a buon intenditor poche parole!

La vista sulla baia di Knysna lungo la Garden Route

Siamo atterrati a Cape Town ed invece che prendere un volo interno per arrivare a Port Elizabeth abbiamo voluto percorrere in auto i 750km che separano le due città lungo la Garden Route (ne vale davvero la pena) fermandoci per qualche giorno a Swellendam e Knysna in modo da poter esplorare i dintorni e anche per me per poter fare le mie ultime nuotate, pedalate e corse prima della gara.

Allenamento nuoto nel lago di Buffeljagsrivier a Swellendam

Pedalando tra i canyon della strada che da Swellendam porta a Barrydale

Allenamento run sulle strade sterrate di Buffeljagsrivier

Port Elizabeth

L’arrivo ufficiale a Port Elizabeth è stato al martedì (la gara si svolgeva di domenica) ed abbiamo affittato un piccolo monolocale su AirBnB nel quartiere di Summerstrand a pochi km dalla zona cambio. In molte persone mi hanno chiesto se ero preoccupato lato sicurezza perché avevano sentito che il Sud Africa può essere pericoloso. Quello che posso dire è che nelle mie ultime quattro visite in questo fantastico paese non mi sono mai sentito o trovato in situazioni di pericolo, ma chiaramente bisogna stare un po’ più in allerta e usare la testa. Anche l’organizzazione IronMan consiglia di allenarsi di giorno e lungo i percorsi segnalati e soprattutto in bici cercare di pedalare in piccoli gruppi e possibilmente mai soli.

I giorni prima della gara sono stati più che altro giorni di studio del percorso ed ho avuto la fortuna di poter provare parte del percorso bici insieme a due PRO italiani come Giulio Molinari e Federica De Nicola che mi hanno dato anche utili consigli per quanto riguarda la frazione nuoto e soprattutto della maratona dove ci sarebbero stati da fare i conti con il sole ed il vento.

Con Giulio “Il Mola” Molinari

Oltre allo studio ho cercato di far rilassare anche la testa ed insieme a Jessica ne abbiamo approfittato per visitare l’Addo Elephant National Park dove abbiamo avuto modo di vedere elefanti, gazzelle, zebre e tanti altri animali nel loro habitat naturale, un’esperienza anche questa davvero unica!

Elefante all’Addo Elephant National Park

Venerdì ho velocemente svolto le pratiche di ritiro del pacco gara, organizzazione davvero perfetta, ed ho preso parte al briefing dove venivano illustrati nel dettaglio i percorsi delle tre frazioni e le varie informazioni su cosa fare e non fare alla domenica, mentre sabato pomeriggio ho fatto il bike check-in. Le notti precedenti la gara come mio solito non sono riuscito a dormire benissimo, saranno state l’adrenalina e l’emozione, ma come mi ha detto il mio allenatore Francesco il grosso del lavoro è stato fatto nei mesi precedenti e non saranno certo tre giorni a cambiare le cose.

Foto di rito post ritiro pacco gara

Domenica 7 Aprile 2019: race day

Domenica la sveglia è suonata alle 4:00 in punto, ho fatto la mia solita colazione di routine ed insieme a Jessica siamo partiti per andare in zona cambio dove avrei “allestito” la bici con le barrette, gel, panini e borracce. Ecco, avrei, perché una volta arrivato al parcheggio ho realizzato di aver lasciato le borracce sul tavolo della cucina, ma fortunatamente l’appartamento si trovava a cinque minuti di distanza e in men che non si dica eravamo di nuovo al parcheggio, questa volta con le borracce!

La mia Argon pronta per la battaglia

Alba e muta. Nello sfondo quello che alcuni dicono essere il mio sosia Patrik Nilsson (quando avevo ancora i capelli lunghi)

Preparato e controllato la bici, ho messo la muta e sono arrivato alla linea di partenza molto più tranquillo del solito, mentalmente mi sentivo prontissimo per la giornata e anche fisicamente sapevo di esserci. Mi sono goduto la fase di preparazione e il clima generale con il sole che sorgeva e un gruppo di artisti locali che ci ha caricato tutti con la loro danza tradizionale.

Prima frazione: nuoto 2.000 m (38:27”)

Mentre ero in fila per posizionarmi nella mia griglia di partenza per il nuoto ho sentito che il percorso sarebbe stato accorciato a 1.600 m a causa delle cattive condizioni dell’Oceano! Non nascondo che la notizia mi ha fatto incazzare parecchio, perché davvero mi sentivo prontissimo per i 3.800 m! Diciamo che l’incazzatura mi è passata subito una volta sentite le cannonate di partenza dei PRO e sono rientrato subito concentrato in mentalità gara, ma anche nel percorso in bici di tanto in tanto qualche pensiero arrabbiato per il nuoto accorciato l’ho avuto. Mi sono posizionato nella griglia 1:00h – 1:30h in quanto anche se il nuoto fosse stato accorciato non volevo posizionarmi nella prima griglia degli atleti sotto i 60’. Volevo nuotare e tenere il solito ritmo dei miei allenamenti (1:50/100m più o meno). Il nuoto è sicuramente la frazione dove devo continuare a lavorare tanto. I primi 500m sono andati via molto bene, ho nuotato in solitaria staccato dal gruppo perché ho guardato bene la corrente dove tirava e la direzione che seguivano i PRO quando sono entrati in acqua, difatti sono arrivato alla prima boa molto veloce nonostante la corrente laterale e andando abbastanza dritto. Da questa boa in poi sono sempre stato in linea e avevo accanto sempre qualche altro atleta, ne ho superati diversi e ai giri di boa ho fatto un po’ a botte, ma tutto nella norma. Quando sono uscito dall’acqua ed ho visto che il mio orologio Garmin segnava 2.080 m ero un po’ sorpreso! Ero convinto di essere andato dritto! Che si siano sbagliati gli organizzatori nel posizionare le boe? La risposta è sì, abbiamo nuotato tutti 2.000 m!

La mia partenza della frazione nuoto, sono quello con la cuffia rossa in alto a destra

T1 (04:46”)

La T1, cioè la transizione tra il nuoto e la bici, l’ho svolta in maniera tranquilla e organizzata, avevo studiato bene dove avevo posizionato il mio materiale e la mia bicicletta e ho sfilato la muta in maniera veloce. Potevo essere forse 30 sec più veloce in generale, ma non me la sentivo di correre come un dannato e salire in sella senza fiato. La giornata sarebbe stata lunga e avevo bisogno di stare tranquillo.

Seconda frazione: bici 180,25 km (5:41:34” media 31.66km/h dislivello 1.400m)

Uscito dalla zona cambio sono salito in sella senza problemi ed ho infilato i piedi nelle scarpe che avevo lasciato attaccato alla bici. I primi 40km gli ho pedalati tranquilli e regolari avendo un po’ di vento a favore. Non ho preso niente alla prima aid-station (l’aerea ristoro con i rifornimenti di acqua, sali e cibo) in quanto ero bello fornito già di mio ed ho bevuto regolare ogni 20 minuti e mangiato ogni 30 minuti come allenato negli ultimi mesi. Stessa cosa per la seconda aid-station. Dal km 40 al km 90 sono iniziati i sali e scendi con vento contrario, il percorso e le viste erano però spettacolari, ed ho tenuto comunque una buona media, mio obiettivo iniziale era di stare per tutta la frazione bici su una media dei 33km/h e così difatti è stato per il primo giro. Alla terza aid-station ho preso una borraccia di acqua con la quale ho sostituito la mia vuota ed ho poi ripetuto la cosa alla quarta aid-station.

Una delle tante viste mozzafiato lungo il percorso bike (foto fatta durante il giro di studio del percorso qualche giorno prima)

Ho iniziato il secondo giro con i primi 30km con vento a favore più forte del primo giro, ma ho pensato bene a quanto mi hanno detto le persone del posto e professionisti come Giulio, cioè che il rientro in città (gli ultimi 50km) sarebbero stati molto duri con il vento contrario che si sarebbe alzato molto di più rispetto al primo giro. Ho voluto quindi stare più tranquillo e alimentarmi e bere bene. A tutte le aid-station ho continuato a prendere sempre una borraccia di acqua con la quale ho ricaricato la mia, e solo nell’ultima aid-station al km 165 ho reintegrato la borraccia di sali dalla quale ho bevuto giusto qualche sorso nei 15km finali.

Ho finito la frazione bici avendo consumato 2 toast con avocado, sale himalayano e olio d’oliva, 2 barrette ai cereali e cioccolato, quattro quadretti di cioccolata fondente 99% Lindt, una confezione e mezzo di CLIF blok gel e un pugno di mandorle naturali non tostate.

T2 (3:01”)

La T2, cioè la transizione tra la bici e la corsa è andata abbastanza veloce, sono sceso dalla bici senza problemi, ho recuperato la sacca con il materiale per la corsa, ho messo il cappello ed infilato le scarpe ed ho preso con me la bottiglietta da 0,5L di acqua che mi ero preparato. La cosa bella è stata che i volontari ti aiutano proprio in tutto. Nel mio caso si è trattato solamente di tirare fuori le cose dalla sacca, non avevo bisogno della crema solare in quanto ero già bello abbronzato da Lanzarote e dalla settimana passata già in Sud Africa.

Terza frazione: corsa 42.2 km (3:24:59” media 04:52” min/km)

Sono uscito dalla transizione che mi sentivo bene, ma ho subito impattato contro il forte vento che mi ha accompagnato per i primi 5km. Come detto sentivo di stare bene, però come organizzato insieme al mio allenatore Francesco mi sono messo sui 5:00 al km più o meno ed ogni km ho bevuto un sorso d’acqua dalla bottiglietta che avevo con me. Dopo il turning point, cioè dove si cambia direzione per rifare il percorso dalla parte inversa, per i seguenti 5km il vento era alle spalle ed il sole picchiava in fronte, ho quindi fatto quanto mi ha consigliato Giulio alcuni giorni prima e cioè di inserire le spugnette di acqua fredda tra la muta e le spalle e bagnarle poi con i sacchetti d’acqua che mettevano a disposizione.

Ho iniziato bere alla terza aid-station una volta finita l’acqua della bottiglietta che avevo con me. Finito il km 5 ho preferito non provare ad andare in progressione, in quanto avrei pensato di pagarla con il vento contro e mi sentivo di essere ad un buon passo, ritmo da mio fondo lento tranquillo. Al km 10 ho iniziato ad aumentare il ritmo e l’ho ridotto di 10 secondi circa al km. Onestamente ho guardato poco il mio orologio Garmin, sono andato a sensazione. Ho incominciato a bere anche qualche sorso di coca-cola che sciacquavo poi con acqua. Red Bull aveva un suo stand lungo il percorso ed anche lì ho iniziato a bere qualche sorso dell’energy drink, giusto per tenermi idratato quasi ogni km. Al km 27 della maratona più o meno entrambi i bicipiti delle gambe hanno incominciato ad indurirsi, ma mi era già successo diverse volte nei lunghi in allenamento e non ero preoccupato, sapevo che era una reazione normale.

Arrivato al km 30 mi sono fatto una sorta di check sulla situazione ed essendo il vento molto forte ho preferito non aumentare il ritmo, sentivo che mi sarei bruciato forse troppo presto. Gli ultimi 3km ho cercato di alzare il ritmo, ma le gambe andavano in automatico sempre sul solito passo di 4:50min/km e le ho lasciate andare così. In testa mi ero prefissato che se fossi stato bene avrei fatto la maratona sotto le 3h30m.

Ho tagliato il traguardo contento, ma con un pizzico di quel che sul nuoto accorciato e soprattutto stando molto bene. Non scherzo dicendo che sarei stato in grado di ripartire per un altro IronMan, stavo proprio bene!

In generale sono stato molto soddisfatto per come ho preparato e chiuso questo mio primo full distance IronMan, ma come detto a qualche amico non mi sento di poter dire di aver fatto davvero un IronMan a causa dei 1.800m in meno nella frazione del nuoto. Questo vuol dire che per me sarà un arrivederci con IronMan, ma sicuramente questa volta lo farò più vicino a casa, evitando di andare sempre dall’altra parte del mondo e trovarmi poi con la frazione nuoto accorciata (Sud Africa) o cancellata (Nuova Zelanda).

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