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Swim 2 Nicholas Montemaggi Ironman Italy

IronMan Italy Emilia Romagna: la mia rivincita con la lunga distanza

Sono passati poco più di cinque mesi da quando ho portato a termine l’IronMan in Sud Africa, dove però per neanche un momento mi sono sentito un IronMan al traguardo a causa del nuoto accorciato, e chi mi conosce lo sa bene che questo conto aperto per me pesava tantissimo.

Sabato 21 settembre 2019: race day

La data dove potevo finalmente prendermi questa rivincita. Ammetto che aver partecipato e soprattutto aver preparato la gara in Sud Africa ad inizio anno ha fatto sì che la mia testa fosse veramente a suo agio il giorno della gara italiana, in quanto già sapeva cosa l’aspettava nelle prossime 10 ore. Non ho mai avuto un momento di dubbio o paura, cosa che succede in maniera naturale la prima volta che si affronta un IronMan. Chiaramente le distanze sono state preparate ed affrontate negli intensi mesi di allenamenti precedenti la gara (maratona a parte, in quanto non ho mai corso più di 32km in uno o più allenamenti run nella stessa giornata), ma affrontarle per la prima volta tutte insieme può comunque lasciare un po’ di dubbi o paure fino a quando non si è passati la finish line.

Per Cervia avevo quindi tutte le carte in regola per poter fare bene: la mente era tranquilla e ben consapevole di cosa il corpo fosse in grado di fare e quest’ultimo era preparato al meglio, con allenamenti più di qualità che di quantità fatti nei mesi precedenti e altra cosa non meno importante, Cervia era la gara di casa, la gara dove allenatore, amici, compagni di squadra e famiglia sarebbero stati presenti ad incitarmi. Solo la sfortuna poteva mettersi contro di me: al venerdì qualcuno vociferava che a causa del mare grosso il nuoto potesse essere accorciato o addirittura tolto il giorno dopo oppure che qualcosa potesse andare storto in gara con un imprevisto come una foratura o una crisi durante la frazione della corsa. Per mia fortuna, ma anche per mia bravura (senza passare per sbruffone) dosando e gestendo al meglio le forze, la gara è andata nella direzione giusta e tutto ha girato al meglio!

Prima frazione: nuoto 3.800m (1h 03m 07s 1:40min/100m)

Mi posiziono nelle ultime file della prima griglia, riservata agli atleti che nuotano i 3.800m sotto l’ora, sapendo che ancora non è la mia griglia, ma volevo comunque cercare di partire subito forte. L’investimento fatto negli ultimi mesi con l’allenamento di personal swimming una volta a settimana ad Amsterdam è stato sicuramente ripagato. Il mio obiettivo era di nuotare sotto 1h 5min e di uscire dall’acqua fresco per la bici, e così è stato.

Sono subito scattato in acqua, correndo i primi 30m come fosse una corsa ad ostacoli, saltando ogni onda essendo l’acqua molto bassa in questa parte dell’Adriatico quando si entra. Una volta completamente in acqua ho iniziato a nuotare cercando di attestarmi subito al mio ritmo gara attuale, sui 1:38min/100m. Dopo circa 1.000m (ho impostato il mio Garmin 735XT di avvisarmi con la vibrazione ogni 500m) vedo alla mia destra un boccaglio bianco spuntare dall’acqua. Per qualche secondo ero confuso, pensavo di aver visto male, invece dopo qualche bracciata e riguardando per bene vedo che c’è proprio un boccaglio bianco al mio fianco e facendo due più due dico “ah ma quello è Alex Zanardi!”. Sapere di gareggiare accanto a una leggenda vivente come lui mi ha dato una carica enorme!

Alla sesta vibrazione dell’orologio (3.000m) alzo per qualche secondo bene lo sguardo e vedo che l’ultima boa che segnala la svolta per tornare a riva non è tanto lontana e che sto tenendo quindi la rotta in maniera abbastanza ordinata. Uscito dall’acqua appena passato il tappetino di controllo del chip, spingo il tasto sul Garmin per far partire la prima transizione e vedo che sono riuscito a stare sotto al tempo che mi ero prefissato (1h 03m 07s 1:40min/100m).

T1 (4:51”)

Affronto la T1 in maniera ottimale: corsa bene, la muta che si sfila senza problemi e sacca con il materiale bici preparata alla perfezione. Non è stato un caso, ma anche questa parte è stata allenata nei mesi passati non solo alle diverse gare alle quali ho preso parte, ma anche in casa appendendo la sacca al porta abiti e correndo in sala da pranzo, simulando una sorta di zona cambio.

Presa la bici mi avvio sempre di corsa verso la mount line e sento intorno qualcuno chiamare il mio nome ed incitarmi. Non ho il tempo di girarmi per vedere bene di chi si tratta, ma alzo il braccio in segno di saluto.

Seconda frazione: bici 180,25km (5h 04m 49s media 35.43lm/h dislivello 700m)

Passata la mount line salto in sella e via si parte per la frazione bike, la frazione dove sicuramente ho tantissimo margine di miglioramento e sulla quale devo lavorare di più, ma che in un IronMan è secondo me la frazione della “pazienza”. Pazienza perché 180km sono lunghi e dopo c’è una maratona da correre, e a farsi invogliare a pedalare più forte perché si è ancora freschi e si sta bene è un attimo! Nella mia breve esperienza tra mezzi e il quasi IronMan in Sud Africa di aprile ho imparato che se in bici esageri, anche se di poco, in maratona poi la paghi e anche di brutto. Rimango calmo, vedo che le gambe girano bene, vengo superato da diversi atleti, ma in testa mi ripeto “stai buono lì ai 35km/h che questi poi in maratona all’ultimo giro li vai a prendere tutti”. Non chiedetemi neanche com’era il paesaggio o il tifo, penso di non essere mai stato così concentrato (a parte i baci lanciati alle mie compagne di allenamenti Susanna e Noora lungo la superstrada E45 che era stata chiusa in occasione della gara, che emozione vederle lì).

Ho rispettato il piano alimentare elaborato per la gara al minuto, senza scazzare di un secondo, avevo impostato il mio Garmin di avvisarmi ogni 15 minuti. A forza di provare e riprovare l’alimentazione in allenamento non avrei neanche avuto bisogno degli avvisi, la testa in maniera automatica mandava il segnale alle mie braccia di prendere la borraccia o i gel. Rispetto al Sud Africa ho fatto la scelta di consultarmi questa volta con una nutrizionista professionista, la Dott.ssa Isabella Tontini, specializzata anche per atleti che affrontano gare endurance ed insieme abbiamo elaborato il piano alimentare e di idratazione che avrebbe soddisfatto al meglio i miei bisogni.

              

Per la frazione bike mi sono alimentato con i prodotti SIS barrette e SIS gel isotonici e a parte l’acqua ho bevuto i sali Performance Sete di Ethic Sports. Ci tengo a rimarcare il fatto che anche l’alimentazione deve essere assolutamente provata nei mesi precedenti durante gli allenamenti, in quanto anche il corpo si deve abituare ad assumere e digerire al meglio questi prodotti durante lo sforzo. Troppe volte sento di atleti, ma li vedo anche in prima persona in gara, che durante la frazione della corsa incappano in crisi intestinali perché al corpo ha dato fastidio un prodotto oppure perché si sono alimentati o idratati troppo o troppo poco, e vanno quindi a buttare al vento la loro gara e i tanti mesi di duri allenamenti.

5 ore sulla bici sono tante, ma quando si è lì concentrati e determinati passano in un attimo. Anche quando dopo soli 20km a causa di una buca ho perso tutto il porta borraccia posteriore dove era agganciato anche il kit con la camera d’aria in caso di foratura (che per fortuna non è avvenuta!!).

T2 (3:12”)

Rientro a Cervia in T2 e vengo accolto dal tifo della mia fan #1 Jessica e dagli amici Mattia e Silvia. Sistemo la bici e mi avvio con passo spedito alla sacca run e ho anche modo di scambiare un sorriso con il compagno di vita e di triathlon Thomas che mi urla di tutto. Tolgo il casco, metto il cappello, giro il pettorale e mi infilo le scarpe velocemente e via che esco pimpante dalla T2, in maniera tranquilla e sentendomi molto bene.

Terza frazione: corsa 42.2km (3h 12m 33s media 4:34min/km)

Incomincio la maratona consapevole del fatto che nelle gambe i 4:30min/km ci sono e dopo una partenza un po’ troppo veloce causa gambe ancora frullanti dalla bici, dopo un km mi attesto al ritmo stabilito insieme al mio allenatore Francesco Aluigi di Aluigi Triathlon Program. I primi due giri procedono senza problemi, tutto va come da piano. Mi godo la corsa e soprattutto il tifo di amici, compagni e famiglia sparsi un po’ lungo tutto il percorso, così come quello di tutte le persone e volontari ai ristori, che oltre a rifornire noi atleti con tutto il necessario per avere energie ed essere idratati al meglio, ci incitano a non mollare!

   

All’inizio del terzo giro la gambe iniziano ad indurirsi, ma sono tranquillo, mi era già successo in allenamento, mantengo la calma e inizio a darmi dei leggeri pugni sui quadricipiti e prometto loro che per quest’anno è l’ultimo sforzo al quale le sottopongo. Il ritmo cala un po’, eccomi però finalmente all’ultimo giro, passo davanti alla “curva” Grip Dimension dove mi aspettano ad ogni giro mia mamma, morosa, compagni, amici ed il mio Coach Francesco di Aluigi Triathlon Program. Cerco solo il suo sguardo e con la sua solita calma che lo contraddistingue mi dice “la gara vera inizia ora”. Faccio cenno con la testa di aver ricevuto il messaggio e da lì iniziano i miei ultimi 10km in progressione. Non nascondo che in quel momento è dura, ma se la testa sa cosa deve fare il resto del corpo ti segue. Gli ultimi 3km guardo l’orologio e vedo che sarei riuscito a stare sotto il muro delle 9h 30min. Aumento il passo e chiudo la maratona correndo l’ultimo km ai 3:30min/km e passata la finish line mi lascio andare ad un’esultanza che apparteneva più al vecchio me, la versione da calciatore, ho esultato come se avessi fatto un gol, ma questo di gol non è arrivato in una partita da 90min, ma in una da 9 ore 28 minuti e 28 secondi!

Dopo aver tagliato il traguardo e aver ricevuto la medaglia da finisher mi sono recato al ristoro dove ad attendere ogni atleta vi era un banchetto con i fiocchi. Vedere così tante cose buone al termine di un IronMan, dal dolce al salato, dalla frutta alla verdura, era quasi come trovare l’acqua nel deserto, ma la cosa più bella è stata scambiarsi abbracci e parole con i tanti altri atleti, ognuno stremato a modo suo, ma felice di aver dato tutto!

Le mie conclusioni su questa esperienza a Cervia? Sicuramente non mi sento per niente arrivato, questa gara è stata solo una conferma che si sta lavorando bene, ma che c’è anche tantissimo da migliorare su ogni singola disciplina, transizioni comprese, anche se mi ritengo molto soddisfatto avendo tenuto dei tempi nelle transizioni migliori dei primi classificati delle diverse categorie.

              

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