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Surf Tramonto Cape Town Sud Africa

Sport in Sud Africa

Una volta all’anno mi reco per lavoro in Sud Africa per prendere parte alla più grande fiera del turismo africano, il World Travel Market Africa. Dato che il viaggio per arrivare a Cape Town dall’Europa è abbastanza lungo cerco sempre di aggiungere alla settimana lavorativa qualche settimana di vacanza. Ho la fortuna di avere bisogno solamente di un computer portatile e una connessione wi-fi per lavorare, quindi posso concedermi il lusso di spostare il mio ufficio in giro per il mondo. Il Sud Africa è poi un luogo ideale per fare tutto ciò, in quanto il fuso orario è lo stesso come in Europa e non ci sono quindi problemi di alzatacce ad orari impossibili per eventuali chiamate o riunioni via Skype o Google Hangout.

Da qualche anno mi sono imposto durante ogni mio viaggio di provare a fare almeno un’esperienza che mai avevo fatto nella mia vita. Lo scorso anno proprio a Cape Town ho cancellato dalla mia lista il volo in elicottero.

Surf in Sud Africa

Questa volta è stato il momento di cancellare un’altra esperienza dalla mia lista: il surf. Tramite il lavoro ho conosciuto una coppia di ragazzi sudafricani, Lauren e Vaughn, che oltre ad essere degli scrittori di viaggi, danno anche una mano a promuovere online il business di famiglia, un piccolo tour operator locale che organizza attività ed esperienze nell’area di Cape Town.

Quando ho chiesto a Lauren di poter vedere le diverse attività che organizzano il mio occhio è caduto subito su due in particolare: surf per principianti a Muizenberg e tour in mountain bike di Swellendam (di cui ne parlo più sotto).

Al costo di Rand 460 ho prenotato la mia prima lezione di surf (noleggio muta e tavola inclusi) con un istruttore del Lifestyle Surf Shop sulla spiaggia di Muizenberg per il giorno seguente. Le previsioni davano tempo buono, ma si sa che non sono proprio sempre affidabili, e quando la mattina mi sono svegliato ero abbastanza deluso nel vedere un nuvolone nero carico di pioggia sopra la baia che bagna la lunga spiaggia sabbiosa di Muizenberg. Fortuna ha voluto che appena terminata la colazione il nuvolone se ne fosse andato e un timido raggio di sole ha iniziato a scaldare l’aria.

Alle 10:00 eccomi arrivare al Lifestyle Surf Shop ed incontro il mio istruttore. Mi aspettavo di trovare il classico surfista con fisico scolpito e capello lungo e barba. Ecco, era proprio così, a parte la barba e il fatto che aveva appena 19 anni. Un ragazzino, ma con tanta esperienza già sulla tavola e la passione del surf da quando è bambino.

Infilo la muta, l’istruttore mi consegna la tavola giusta per me e ci incamminiamo verso la spiaggia. Lezione numero uno ancor prima di salire sulla tavola: squali. Eh sì, avete sentito bene, i queste acque capitano di tanto in tanto alcuni avvistamenti, e al posto delle bandiere bianche, rosse o gialle come siamo abituati noi in Romagna per segnalare se il mare è balneabile o no, qui con le bandiere indicano l’eventuale avvistamento o presenza di squali. Per mia fortuna, e di quella di tutti gli altri surfisti, uno squalo in questa baia non si vede da mesi, ma bisogna comunque sempre buttare un occhio sulla bandiera.

Veloce riscaldamento con mobilità articolare e corsetta sulla battigia e poi piccolo briefing da parte dell’istruttore su come comportarsi sulla tavola, dal capire quale sia l’onda migliore da prendere e come poi salire sulla tavola, come potete vedere nel video qui sotto.

Carichissimo prendo in mano la tavola ed entro nell’acqua gelata, ma la muta faceva il suo dovere, e dopo solamente un momento di brividi ecco che mi lancio alla ricerca dell’onda perfetta. Dopo vari tentativi, falliti perché le onde erano troppo deboli, decido di cambiare tattica e incomincio a guardare i surfisti esperti che stavano seduti sulle loro tavole a largo. Appena questi incominciavano a stendersi sulla tavola e a nuotare voleva dire che l’onda era giusta. Eccola arrivare, veloce nuotata con le braccia per prendere velocità ed il ritmo dell’onda, e in men che non si dico ero sulla tavola in piedi cercando di stare in equilibrio il più tempo possibile. Una figata! Mi lancio, o meglio, casco dalla tavola e mi rialzo subito, pronto a cercare di riprendere la prossima onda!

Il tempo è passato proprio velocemente, è sempre così quando ci si diverte, ed era il momento di ritornare a riva. Sfilata la muta noto che avevo il petto e la fascia addominale tutta arrossata. Come mi ha detto mio fratello, esperto surfista, quello è il segno di riconoscimento dei veri surfisti, vai!

Da come potete leggere ero parecchio esaltato, difatti il giorno seguente sono ritornato ancora per passare questa volta qualche ora da solo senza istruttore ed è andata molto bene! Non vedo l’ora di ritornare il prossimo anno a Muizenberg, sicuramente ci passerò più di qualche giorno!

Mountain bike in Sud Africa

La seconda attività che avevo scelto dal tour propostomi da Lauren e Vaughn si svolgeva in una città vicino (per le distanze sudafricane) chiamata Swellendam, a 300 Km di distanza da Cape Town, seconda città più antica dell’intera area. Dopo due ore abbondanti di viaggio arrivo a Swellendam, che mi ha ricordato tantissimo le campagne olandesi, con edifici coloniali in stile Cape Dutch e con le persone che parlavano più che inglese l’afrikaans, la vecchia lingua dei coloni del Sud Africa (un mix tra olandese, inglese e tedesco). Lauren e Vaughn mi avevano organizzato un incontro con Sakki, contadino del luogo e presidente del Marloth Mountain Bike club di Swellendam. Subito vengo accolto dall’entusiasmo e dal sorriso a 32 denti di Sakki, che sarà una costante per tutto il tour, il quale orgogliosissimo mi racconta la sua storia e quella dello sviluppo del mountain bike club locale.

Scarichiamo le bici dal cassone del suo pick-up ed eccoci pedalare lungo i percorsi appena tracciati dal club che si perdono tra le montagne della Riserva Naturale del Marloth. Vedendo che non ero proprio un novellino e che non avevo paura della velocità, Sakki decide di aumentare la pedalata, soprattutto in discesa, ed eccoci sfrecciare giù per la montagna come due pazzi! Una volta raggiunta di nuovo la pianura, incominciamo a chiacchierare della storia della città e delle sue campagne. È in quel momento che Sakki ha l’illuminazione e mi chiede se avessi tempo per una deviazione. “Assolutamente sì”, ho imparato negli ultimi anni a dire di sì quasi a tutto e di non lasciarmi scappare nessuna occasione! Chiaro, se qualcuno mi chiedesse di buttarmi da un ponte non è che lo farei, a meno che non fosse con una corda da bungee jumping alla vita!

Come previsto la deviazione di pochi km valeva veramente la pena! Sakki mi ha portato presso la fattoria di una sua amica che produce un liquore di bacche della zona veramente buono! Non ci siamo fermati chiaramente ad un solo bicchierino, ma la sua amica ha voluto che assaggiassimo tutte le diverse linee di liquore della sua produzione. Un po’ allegri rimontiamo in sella alle nostre bici e rientriamo a Swellendam per mangiarci una bella bistecca, con tutto quel liquore in circolo ne avevamo bisogno!

Swim, run, jump (nuota, corri, salta) ad Hermanus

Dopo due fantastiche esperienze in sella ad una mountain bike e su di una tavola da surf poteva esserci qualcos’altro di esaltante che potessi fare? Certo che sì! Questa volta tramite la mia cara amica Mariette sono venuto a sapere di questo evento annuale chiamato swim, jump and run che si tiene ad Hermanus, città che si trova lungo la costa del Cape e che è conosciuta per essere il miglior punto di avvistamento delle balene. Non a caso la famosa Cape Whale Coast parte da qui.

L’evento rientra all’interno di un weekend dedicato allo sport ad Hermanus chiamato Walkerbay Xtreme dove vengono organizzate tantissime competizioni di differenti sport come triathlon, trail running, nuoto in acque libere, ciclismo e strongman. Swim, run, jump è l’evento di chiusura di questa manifestazione ed è molto sentito da parte degli abitanti della città in quanto nel suo percorso include, oltre a tre frazioni di nuoto da 400 metri l’una e due frazioni di corsa da 1,5 km, un cliff jump (salto dalla scogliera) dallo scoglio più alto (21 metri) chiamato Dreunkrans. Mariette, che ad Hermanus ci è nata e cresciuta, mi ha raccontato che il giorno che si ottiene il diploma alle scuole superiori è usanza celebrare tuffandosi da questo scoglio. Bello, mi sono detto, se saltano dei ragazzini di 17-18 anni cosa vuoi che sia. Non avevo realizzato bene l’altezza, soffrendo tra l’altro di vertigini, ma quando sono arrivato insieme agli altri partecipanti all’evento durante il briefing alla scogliera un po’ male mi è preso. Non c’era più la possibilità di tirarsi indietro ormai e toccava fare anche questa.

Durante il briefing lo staff ci ha spiegato come affrontare al meglio questo salto e numerosi bagnini di salvataggio, che sono stati presenti durante tutto il percorso, ci hanno dimostrato la tecnica giusta per saltare. Braccia conserte e giù dritto quasi a candela, cercando di non buttare il peso del corpo in avanti, ma indietro, in quanto con la forza di gravità la posizione ritornava automaticamente in avanti. Vedere i bagnini che si tuffavano mi aveva fatto andare via la paura e mi sono fatto coraggio e non vedevo l’ora di incominciare!

Infilo la muta per la frazione di nuoto, ma non avevo con me la cuffia. Cosa vuoi che sia mi sono detto, ci sono alcuni partecipanti che nuotano solo col costume. Una volta entrato in acqua ho maledetto il momento in cui avevo lasciato cuffia ed occhialini a casa. L’acqua era gelata, quando mettevo la testa sotto per nuotare mi si congelava come quando si mangia in maniera veloce un ghiacciolo o una granita, e quando ho visto nuotare alcuni pinguini al mio fianco mi sono ricordato di essere nell’Oceano Indiano e non nell’Adriatico!

Dopo una frazione di nuoto abbastanza impegnativa a causa della temperatura dell’Oceano e anche per via dei tanti bicchieri di ottimo vino sudafricano dei giorni precedenti, eccomi uscire molto provato dall’acqua con Mariette ad aspettarmi con in mano le mie scarpe per la corsa e telefono per scattarmi le foto.

Infilate le scarpe parto per la frazione corsa da 1,5 km e piano piano mi rimetto in sesto, dimenticandomi del fatto che avrei dovuto saltare da uno scoglio di 21 metri! Una volta arrivato sul sentiero lungo la scogliera mi ritorna in mente ed eccomi arrivato al momento clou. Una simpatica bagnina mi guarda e sorridendo mi dice “are you ready? (sei pronto?)” scuoto la testa in maniera affermativa, prendo la sua mano “three, two, one, jump!”

Il volo dura poco, neanche il tempo di dare modo alla paura di palesarsi che sono subito nell’acqua gelida ed il primo pensiero è stato subito quello di nuotare il più veloce possibile per uscire dall’Oceano. Un attimo di difficoltà per risalire lo scoglio scivoloso e via che si riparte per l’ultima frazione della corsa. Taglio il traguardo con un tempo di 40:00 minuti circa abbastanza stremato, ma felice. Per la cronaca, il vincitore ci ha messo in tutto 20:00 minuti, superman!

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