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Nick Deutschland

Viaggio in bicicletta dalla Romagna alla Baviera

L’Adige che scorre accanto all’autostrada A22 del Brennero e le alte vette delle Alpi che la sovrastano sono per me un appuntamento fisso ogni anno da quando sono bambino. L’ho percorsa tantissime volte in auto e altre tante volte in treno e talvolta l’ho anche vista dall’alto, dal finestrino di un aereo mentre sorvolavo le Alpi. Incominciare a vedere le Alpi dopo Verona mi fa sempre emozionare, significa che a breve sarò in Baviera dai miei nonni e dalla mia famiglia tedesca, e stessa cosa succede quando per tornare a casa in Romagna inizio a intravedere la pianura padana, dove l’aria cambia, d’estate si fa più calda, diventa mediterranea, e chiudendo gli occhi già mi vedo in spiaggia dopo aver passato qualche settimana al fresco nelle Alpi bavaresi.

Questo 2020 è sicuramente un anno che ha cambiato le vite di tutti noi, nessuno avrebbe mai pensato che ci saremmo trovati ad aver a che fare con una pandemia. Ci sarebbe tanto da scrivere riguardo ai pensieri e alle sensazioni che nei primi mesi dell’anno mi hanno riempito la testa, ma preferisco pensare e scrivere riguardo alle cose belle accadute dopo i mesi di lockdown, come questo viaggio che da sempre volevo fare, e cioè partire dalla mia Romagna e arrivare alla mia Baviera in bicicletta, pedalando lungo la strada che i miei nonni e mia mamma con i suoi fratelli facevano ogni estate negli anni 70’-80’ per venire a trascorrere le vacanze in Romagna.

L’idea si è concretizzata durante il lockdown. A luglio 2020 io ed il mio amico e compagno di triathlon Thomas avremmo dovuto partecipare al Challenge Roth 2020, la gara regina europea del triathlon a lunga distanza. A maggio, quando gli organizzatori hanno comunicato che a causa del Covid-19 l’edizione sarebbe stata annullata, dopo un iniziale sconforto, sia io che Thomas ci siamo subito sentiti ed abbiamo detto “perché non organizziamo un bel viaggio in bici in mezzo alla natura ed all’aria aperta?”. Detto, fatto, ed eccoci che in qualche giorno avevamo già buttato giù la traccia dell’itinerario e coinvolto anche il nostro amico e anche lui compagno di triathlon Francesco.

Prima tappa: Rimini – San Giovanni del Dosso (213km dsl 410m)
“Dalla Riviera Romagnola passando per la Bassa Romagna e la Bassa Modenese-Mantovana”


Dopo un breve shooting fotografico al sorgere del sole da parte del fotografo professionista Roberto del Bianco in quel di Rimini sul Ponte di Tiberio, organizzato grazie a Daniele (il padre di Thomas), siamo partiti lungo la Via Emilia alla volta di Savignano sul Rubicone (il paese in cui risiedo) per un caffè e saluto veloce alla mia compagna Jessica e a mia madre Karin, entrambe quasi più eccitate di noi per il viaggio che da lì a poco stavamo per intraprendere.


Già alle 7:00 del mattino avevamo capito che nonostante la strada fosse quasi tutta in pianura, il caldo ed il sole oggi non avrebbero fatto sconti.

La parte iniziale del nostro viaggio è passata abbastanza in sordina, tutti luoghi dove pedaliamo per tutto l’anno, e quindi ci siamo detti che a parte qualche sosta alle varie fontanelle lungo la strada per ricaricare le borracce dell’acqua, la prima vera sosta sarebbe stata verso orario di pranzo in qualche paesino prima di Ferrara. Dopo alcune ore di pedalata in allegria (27km/h di media) fatte di chiacchiere, emozioni e soprattutto zaino sulla schiena, siamo arrivati a Porto Maggiore in quello che era un classico sabato d’agosto: gran caldo, strade deserte nel paese e giusto un ristorante aperto. Eravamo abbastanza accaldati, e ci siamo concessi un pranzo con un outfit più da spiaggia, che da ristorante, ma alla proprietaria sembrava non importare più di tanto, anzi..

Rifocillati per bene siamo ripartiti alla volta di Ferrara, città dove avevamo deciso di fermarci per una breve pedalata turistica per vederne i monumenti e luoghi di interessi principali (Castello Estense, Cattedrale, Palazzo dei Diamanti) e per gustarci un po’ di acqua fresca e frutta all’ombra della statua di Savonarola. Poco prima di arrivare a Ferrara una piacevole sorpresa, la frazione di “Cona”. Che sarà un segno!? Chi mi conosce sa che mi sto allenando duramente per centrare la qualifica alle finali mondiali di IronMan che si svolgono alle Hawaii, sull’isola di Kona però, con la “k”, ma intanto a Cona con la “c” ci sono già arrivato!

Mancavano ancora 80km all’arrivo della nostra prima tappa. La strada che da Ferrara porta a Poggio Rusco è praticamente tutta in pianura e si pedala lungo i tanti canali ed affluenti del grande fiume Po in mezzo alle distese di campi di cocomeri e meloni. Siamo arrivati a Bondeno ancora con entusiasmo, soprattutto per via della frutta mangiata a Ferrara che ci ha dato quel carico di freschezza in più, ma una volta passata Bondeno ecco che il sole ed il caldo di tutta la giornata hanno iniziato a farsi sentire. Passiamo l’ultimo paese dell’Emilia Romagna prima di entrare in Lombardia, Pilastri, e vista la totale assenza di fontanelle lungo la strada, decidiamo di fermarci a fare una ricarica di acqua nel bar del paese. L’insegna della farmacia di fronte al bar segnava 45°, forse non proprio veritiera, oppure sì, fatto sta che anche tutti gli anziani seduti al bar ci hanno guardato con curiosità e ci hanno dato in maniera folcloristica il benvenuto in paese “romagnoli, ma cosa fate in sto buco il primo di agosto?”.

Passato il confine Emiliano-Lombardo ecco che la meta finale, San Giovanni del Dosso, si avvicinava, e già pregustavamo la cena che la signora Elena, proprietaria della casa in cui avremmo passato la notte, e suo marito Franco, ci avrebbero preparato.

Arrivati alla casa di Elena & Franco siamo stati accolti come dei figli al rientro dalla loro pedalata, e siamo stati letteralmente coccolati con una buonissima cena sotto alle stelle con bigoli, verdure, salsiccia e altre specialità del posto. Alcuni amici e parenti di Elena & Franco erano venuti a conoscerci in quanto curiosi del nostro viaggio, e ci hanno anche dato diversi suggerimenti per la tappa del giorno seguente. Verso le 22:30, come ha detto il nostro compagno Thomas “scusatemi, ma mi sto spegnendo”, era l’ora della nanna. Stanchi, veramente tanto emozionati e felici per quello che stavamo facendo, ma soprattutto per quello che ci aspettava, ce ne siamo andati a letto e dopo neanche qualche minuto ci siamo spenti tutti per davvero!

Seconda tappa: San Giovanni del Dosso – Torbole (150km dsl 485m)
“Fiumi Po e Mincio – Lago di Garda Est”


La sveglia suona, di nuovo, presto, ma questo sarà il leitmotiv del viaggio, in quanto per evitare il grande caldo e soprattutto non sentirci “di corsa”, volevamo avere sempre abbastanza tempo a disposizione per goderci ogni singola tappa. Dopo una ricca colazione (grazie ancora Elena & Franco) ci siamo messi in strada direzione Mantova, prima sosta prevista per questa nostra seconda tappa. Non abbiamo neanche in tempo a fare tre pedalate che Francesco si trova con una ruota a terra. Che sfiga! Ma per fortuna eravamo ancora di fronte a casa di Elena & Franco e in poco tempo abbiamo sostituito la camera d’aria e siamo ripartiti. La prima ora e mezza è passata abbastanza in fretta, zero traffico (essendo domenica) e con la traversata del grande fiume Po. Man mano che ci stavamo avvicinando a Mantova iniziava ad arrivare anche il caldo, quindi la prima sosta all’ombra di Palazzo Te è stata molto apprezzata da tutti e tre. Fino a quel momento il nostro percorso si era svolto esclusivamente su strada, ma da Mantova a Peschiera del Garda avremmo percorso la ciclabile che unisce le due città seguendo il fiume Mincio. Essendo domenica, e soprattutto una domenica di agosto, abbiamo trovato tanti altri ciclisti, o meglio, cicloturisti, sulla ciclabile e di conseguenza la nostra velocità è calata. Nonostante la ciclabile sia relativamente larga, bisogna fare sempre attenzione perché la maggior parte delle persone è impegnata ad ammirare il paesaggio più che a guardare la strada davanti a se. Dopo un’oretta scarsa di pedalata eccoci arrivare a Borghetto sul Mincio, dove era doverosa una sosta e una foto ricordo. Diciamo che è stata una sosta molto veloce, in quanto camminare per Borghetto tra i tanti turisti con le scarpe con le tacchette ed accompagnando la bici non è proprio pratico, ma sicuramente non potevamo non fermarci.

Un’altra oretta di pedalata ed ecco che vediamo aprirsi davanti a noi le acque azzurre del Lago di Garda. Da Peschiera in poi siamo tornati sulla strada normale, aperta al traffico, e quindi ci siamo goduti la vista solo a metà, in quanto come detto essendo una domenica d’agosto bisognava essere super vigili a muoversi nel traffico e soprattutto stare attenti alle diverse auto e moto che dai parcheggi, autorizzati e non, si immettevano sulla strada, a volte non tanto curanti delle bici in arrivo. Nonostante con l’occhio destro si guardasse la strada e con l’occhio sinistro le montagne che sovrastavano il lago, è stato uno dei pezzi a livello paesaggistico più belli del viaggio.

Siamo arrivati a Torbole in anticipo rispetto alla tabella di marcia, e dopo aver fatto il check-in ed aver riposto le bici nel garage dedicato nel Caravel Bike Hotel, ci siamo messi in fretta il costume, in quanto volevamo rinfrescarci nel lago. Purtroppo un temporale ha guastato un po’ i piani, ma forse era un segno divino che dovevamo concederci un’oretta di power-nap. Passato il temporale è tornato il sole e dato che eravamo già in tenuta da bagno ci siamo concessi una mezzora di bracciate (anche perché l’acqua era abbastanza freschina).

Il giorno seguente ci avrebbe aspettato la tappa più impegnativa del viaggio, quindi eravamo tutti e tre molto concentrati a riposare le ore necessarie per affrontare al meglio la giornata seguente. Dopo 5 pizze in tre lungo il lago, siamo andati a nanna presto con la sveglia fissata per le 7:00 apertura della sala colazioni dell’hotel.

Terza tappa: Torbole – San Vigilio di Marebbe (192km dsl 2.836)
“Lungo la Ciclopista del Sole accarezzando l’Adige e finendo [quasi] nel lago di Braies”


Nonostante il self-service al buffet della colazione non fosse proprio possibile per via delle nuove regole Covid-19, e quindi bisognava chiedere al personale preposto cosa si volesse sul piatto, non ci siamo comunque fatti spaventare, e senza alcun imbarazzo abbiamo saccheggiato lo stesso il ricco buffet.

Prese le bici dal garage dell’hotel e dopo aver dato un’ultima controllata a gomme e freni, eccoci in strada per quella che sarebbe stata la tappa più bella, ma sicuramente anche la più dura. La giornata è incominciata subito in salita, facendoci capire che ci aspettava un qualcosa non da poco. Da Torbole si seguono le indicazioni della ciclabile per Rovereto e la salita per Nago ci ha dato per bene la sveglia. Una volta arrivati a Nago è incominciata una dolce e piacevole discesa verso Rovereto, passando tra vigneti e campi in fiore, con il Monte Baldo che ci salutava sulla destra. Scendendo verso Rovereto ecco che si incominciava a vedere l’Adige, che da lì in poi ci avrebbe accompagnato fino in Alto Adige.

Da Rovereto a Trento abbiamo forse perso la rotta, ed invece che finire sulla ciclopista del sole, abbiamo pedalato lungo la strada provinciale del Brennero. Nonostante il traffico e qualche camion di troppo, tutto è andato per il meglio, con gli automobilisti che comunque erano abituati a rispettare il ciclista per la strada. Dopo un’oretta di pedalata eccoci arrivare a Trento. Seguendo le indicazioni per il centro siamo arrivati in Piazza del Duomo e dopo una foto di rito siamo ripartiti in direzione Bolzano, questa volta chiedendo le indicazioni per arrivare alla ciclopista ad un vigile che ci ha subito indirizzato sulla strada giusta (essendo anche lui un appassionato biker).

Appena fuori Trento, la ciclopista ha lasciato l’Adige e ci ha letteralmente catapultato tra i vigneti trentini ed alto atesini, attraverso villaggi che solitamente vedevo solo in fretta dall’autostrada. Un’altra sosta d’obbligo è stata quella al “confine” tra Trentino ed Alto Adige-Südtirol. La fame stava diventando importante, essendo arrivata l’ora di pranzo, ma per rimanere in orario sulla tabella di marcia siamo voluti comunque arrivare a Bolzano, per poi fermarci in centro a mangiare qualcosa. La ciclopista una volta che si arriva a Bolzano si “inserisce” nella fitta rete ciclabile della città, che è risultata comunque ben segnalata e ci ha fatto arrivare in men che non si dica in centro a Bozen. Con enorme sorpresa per tutti e tre, il centro di Bolzano pullulava di persone ed il Covid sembrava proprio un lontano ricordo. Con qualche difficoltà siamo riusciti a trovare un forno che fosse ancora aperto ed abbiamo avuto modo di mettere qualcosa sotto i denti (pizzette per i miei gregari e una busta di parmigiano reggiano grattugiato per me). Il sole, che fino a quel momento ci aveva accompagnato, era sparito dietro al campanile del Duomo di Bolzano, e si vedevano arrivare dalle retrovie delle importanti e cariche nuvole nere. Ci siamo quindi decisi a rimetterci in sella, anche perché eravamo a metà dell’opera e ci avrebbe aspettato la parte più dura della giornata, e cioè i 30km con oltre 1.500m di dislivello che da Chiusa-Klausen portavano al Passo delle Erbe.

La ciclopista da Bolzano a Chiusa-Klausen segue il vecchio percorso della ferrovia e non sono mancati bellissimi scorci o passaggi all’interno di tunnel ferroviari, in parte illuminati ed in parte non. Un’emozione comunque bellissima, con il fiume Adige che si faceva sempre più rumoroso al nostro fianco in quanto la vallata si restringeva sempre di più e lo spazio per ospitare l’autostrada, il fiume, la strada provinciale e la ciclopista era davvero ristretto. Arrivati a Chiusa-Klausen abbiamo avuto giusto il tempo di metterci l’antipioggia. Purtroppo da quel momento in poi, pioggia e freddo ci avrebbero accompagnato fino al termine della nostra tappa. Non potevamo aspettare che lo scroscio d’acqua passasse, in quanto vi era un altro fattore non da poco che bisognava considerare: il buio. Eh già, erano già le 16:30 e ci aspettavano ancora 3 ore di pedalata e non potevamo sicuramente arrivare al buio (soprattutto considerando freddo e pioggia di quella giornata).

I primi 10km di salita, da Chiusa-Klausen a S.Pietro, sono stati uno schiaffo, se non un pugno nei denti: 800m di dislivello totali, con acqua che scorreva da tutte le parti, il che rendeva ancora più difficile la salita. Arrivati a S.Pietro abbiamo deciso di prendere un attimo fiato, ma soprattutto, ricaricare le nostre riserve caloriche nella piccola bottega del paese. In particolare Thomas ha letteralmente svaligiato il banco degli affettati e del pane, sotto agli occhi divertiti della signora che gestiva la bottega. Occhi che da divertiti sono diventati preoccupati alla mia domanda “per San Vigilio la strada è questa giusto?”. La sua risposta “Ja, ma guarda che ancora manca tanto, 30km.”

“30km? Cosa vuole che siano per noi signora…” abbiamo esclamato io e Francesco, un po’ ridendo sotto i baffi. Le parole della signora sono rimaste ben impresse nella nostra mente, soprattutto arrivati al Passo delle Erbe, dove una temperatura vicina agli 0° ed una pioggia che era più simile ad un nevischio ci aveva dato il benvenuto. La scena forse più bella al Passo delle Erbe è stata quella di me e Francesco che ci siamo letteralmente denudati alla fermata dell’autobus per metterci addosso ciò che era rimasto ancora di asciutto nello zaino, sotto agli occhi un po’ increduli delle mucche a pascolo sul passo. Mucche che hanno anche accompagnato e fatto sentire meno solo Thomas, che avevamo abbandonato un paio di km indietro. Non è stato per essere stronzi, ma avevamo stabilito già a Chiusa-Klausen che qualunque cosa fosse successa ci saremmo aspettati all’hotel, in quanto il freddo era pungente, e solo pedalare ci manteneva un po’ caldi. Cosa che non si può dire per gli ultimi 15km, dal Passo delle Erbe a San Vigilio di Marebbe era tutta una discesa, al freddo e sotto alla pioggia. Non ho mai tremato così tanto in tutta la mia vita. Dai brividi di freddo faticavo a tenere dritta la bici. Il buio era arrivato, ma mancando 5km, io e Francesco ci siamo fatti forza e siamo arrivati in hotel, dove ci aspettavano oltre alla proprietaria un po’ arrabbiata, ma altrettanto preoccupata, anche i genitori di Francesco, per una cena “riscaldata”, ma comunque una delle più buone e goduriose per il palato degli ultimi tempi! Thomas invece ha dovuto abbandonare la bici ad Antermoies, in quanto il buio, il freddo e la pioggia erano diventati troppo per pedalare in solitaria, ed intelligentemente ha optato per fermarsi in un tipico Gasthaus per scaldarsi e rifocillarsi di spetzle e Kaiserschmarnn.

Quarta tappa: San Vigilio di Marebbe – Tulfes, Austria (150km dsl 2.238m)
“Lo sconfinamento parte 1”

Dopo una giornata di riposo, nella quale ci siamo goduti tutti i servizi dello Sporthotel Exclusive, dal buffet della colazione alla sauna e anche all’officina delle biciclette, dopo colazione abbiamo salutato Francesco ed i suoi, che per motivi lavorativi dovevano rientrare a Rimini, mentre io e Thomas avremmo continuato il viaggio con destinazione finale Teisendorf, Germania.

Da San Vigilio a Brunico è passata abbastanza in fretta, essendo la strada tutta in discesa, e da Brunico a Fortezza qualche salita impegnativa ci ha un po’ riscaldato, in quanto la discesa da San Vigilio era tutta all’ombra e dentro tunnel, che ci ha fatto sentire molto infreddoliti. Poco prima di arrivare a Fortezza ci siamo ricongiunti sulla ciclopista A2 Brunico – Bressanone, che avremmo in teoria dovuto fare anche noi, ma si sa, in questo tipo di viaggio è un attimo sbagliare strada ed inserire qualche salita in più!! Da Fortezza abbiamo ripreso la ciclopista del sole che ci ha accompagnato fino al Passo del Brennero al confine con l’Austria. Come per la parte della ciclabile da Bolzano a Chiusa-Klausen, anche questo tratto seguiva l’ex percorso della ferrovia, attraversando anche stazioni abbandonate trasformate in aree di sosta. A proposito di sosta, la nostra pausa pranzo è stata a Vipiteno-Sterzing, dove ci siamo concessi numerosi barattoli dello yogurt locale.

Arrivati al Passo del Brennero l’emozione è stata tanta, ma onestamente non vedevamo l’ora di arrivare ad Innsbruck. Dal Passo del Brennero ad Innsbruck la strada è tutta in discesa, fatta di poche pedalate, ma attenzione perché non è presente la pista ciclabile e quindi si pedala sulla strada provinciale. Gli automobilisti sono comunque abbastanza pazienti e rispettosi, in quanto abituati a trovarsi numerosi ciclisti su questa strada.

La nostra tappa finale del giorno era Tulfes, piccolo villaggio situato sull’altopiano che sovrasta la capitale del Tirolo. Per arrivarci avevo promesso a Thomas che saremmo passati già dall’altopiano ben prima di Innsbruck, evitando di fare la strada che da Innsbruck sale a Sistrans, la strada che era il percorso del Mondiale UCI del 2019. E invece no, il nostro entusiasmo e senso dell’orientamento ci ha portato ad arrivare direttamente in centro ad Innsbruck, obbligandoci quindi a passare per forza per la salita del Mondiale UCI. Onestamente l’abbiamo affrontata con grande tranquillità, non è stata chissà quanto faticosa. A Sistrans ho chiesto a Thomas di fermarci per qualche foto in quanto è stata fino a qualche mese precedente la casa di mio fratello e della sua compagna, che hanno lavorato per tre anni in un ristorante della zona.

Per la prima volta nel nostro viaggio siamo arrivati in anticipo in hotel, il che è stato un bene e ci ha dato modo di passeggiare tra i vari paesini dell’altopiano e smaltire l’acido lattico accumulato nelle gambe.

Quinta tappa: Tulfes, Austria – Teisendorf, Germania (172km dsl 829m)
“Lo sconfinamento parte 2”

Il risveglio è stato uno di quei risvegli particolari, con emozioni miste: felicità per il fatto che era l’ultima tappa e la fine si avvicinava; tristezza, per lo stesso motivo, in quanto il viaggio era passato davvero velocemente e le emozioni ed esperienze sono state tantissime!

Scesi dall’altopiano di prima mattina, eccoci lungo il fiume Inn, che ci avrebbe accompagnato fino al confine con la Germania. Da Innsbruck a Kufstein, una bellissima pista ciclabile lungo il fiume Inn da modo di apprezzare al meglio la natura ed i paesaggi tirolesi. Come vedete dalle foto sia io che Thomas abbiamo entrambi affrontato il viaggio con bici da corsa / bici da triathlon, adatte quindi solamente per strade e percorsi asfaltati, ma questa ciclabile lungo il fiume Inn include anche dei tratti con sterrato, che è comunque molto compatto e permette di percorrerlo anche con una bici da corsa, ma attenzione comunque alle buche ed ai sassi!

Dopo una sosta a Kufstein per gustarci un pezzo di torta accompagnato da un caffè, in men che non si dica siamo arrivati all’ultima salita del viaggio e che ci separava dal confine tra Austria e Germania: Sebi. Uno strappetto ignorante, ma sia io che Thomas eravamo talmente eccitati al pensiero di vedere il cartello “Willkommen in Bayern” che la fatica della salita non l’abbiamo, quasi, sentita per niente!

Dopo tanti selfie e foto varie al confine, la strada  verso il Chiemsee, il secondo più grande lago di Germania dopo il Bodensee, era in discesa. La nostra sosta intermedia prima dell’arrivo a Teisendorf era l’elegante paesino di Prien am Chiemsee, dove ci aspettava mio zio Robert che ci avrebbe accompagnato per l’ultimo tratto fino ad arrivare dai miei nonni. Dopo un abbraccio e una birra (analcolica) celebrativa insieme, ci siamo messi in sella costeggiando tutta la parte est del Chiemsee con davanti agli occhi le Alpi che riapparivano, maestose, davanti a noi. Passati per Traunstein, il traguardo era vicinissimo, in quanto erano solo 15km in falso piano a separarci da Teisendorf, dove i miei nonni e mio fratello ci aspettavano con ansia e con un pizzico di rispetto per la nostra traversata italo-tedesca che abbiamo portato a termine!

Riassunto tecnico delle cinque tappe:

  • 877km
  • 6.798m dsl
  • 35h di pedalate

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